Nanci: “Per la sanità in Calabria un prelievo fiscale lungo 17 anni”

in Attualitàprovincia di Reggio Calabria
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Il dibattito recente sul taglio governativo delle accise, legato ai rincari dei carburanti per le tensioni internazionali tra Stati Uniti e Iran, offre lo spunto per una riflessione dimenticata da molti cittadini. In Calabria la tassazione sui carburanti è maggiorata dal lontano dicembre 2009.

Questo incremento non è dovuto a dinamiche geopolitiche, ma rappresenta una delle sanzioni economiche derivanti dal piano di rientro sanitario. Nonostante i proclami del governatore e commissario Roberto Occhiuto sulla recente chiusura del commissariamento, le severe misure finanziarie continuano a gravare sulla popolazione, dimostrandosi ininfluenti per il reale risanamento economico e assistenziale della regione. E’ quanto sostiene Giacinto Nanci,  medico di famiglia in pensione ed ex ricercatore Health Search Lpd. 

Il costo sociale del blocco sanitario

Le conseguenze del piano di rientro si misurano attraverso dati strutturali drammatici che hanno penalizzato il territorio. Oltre alla chiusura di 18 ospedali, i calabresi hanno subito il blocco del turn over del personale dal 2009, la riduzione drastica dei posti letto e il pagamento maggiorato dei ticket per molti anni. Sul fronte fiscale, la misura ha imposto un aumento delle aliquote Irpef e Irap per un valore superiore a cento milioni di euro all’anno.

A questo si aggiunge un prestito straordinario da 428 milioni di euro concesso dallo Stato per ripianare il disavanzo, che la regione sta restituendo al ritmo di 30,7 milioni di euro all’anno fino al 2040. Di questa cifra annuale, solo 9 milioni di euro coprono il capitale, mentre oltre 21 milioni di euro servono a pagare gli interessi, calcolati a un tasso del 5,89%, quota assai vicina alla soglia usuraria del 6,03%.

La penalizzazione del riparto demografico

All’origine del disavanzo miliardario che ha causato il commissariamento risiede un sottofinanziamento cronico da parte della Conferenza Stato Regioni. L’organismo non ha mai applicato il comma 34 dell’articolo 1 della legge 662 del 1996, che stabilisce cinque criteri per la distribuzione pro capite dei fondi sanitari. Tra questi parametri figurano la popolazione residente, la prima infanzia e la frequenza dei consumi per età e sesso, i tassi di mortalità, le specificità territoriali e gli indicatori epidemiologici.

La Conferenza Stato Regioni ha storicamente utilizzato soltanto il criterio demografico della popolazione residente, ignorando le necessità cliniche di una regione che registra un tasso elevatissimo di patologie croniche, le quali avrebbero garantito finanziamenti ben superiori.

Il paradosso dei malati cronici

La maggiore incidenza di patologie sul territorio calabrese è certificata dagli istituti di statistica e dal decreto numero 103 del 30 settembre 2015, siglato dall’allora commissario Massimo Scura e vidimato dai ministeri dell’Economia e della Salute. Nel documento si rileva la presenza di almeno il 10% di malati cronici in più rispetto alla media nazionale, quantificabili in 287.000 soggetti su una popolazione di due milioni di abitanti.

Per assistere questa platea, la Calabria avrebbe dovuto ricevere almeno 150 milioni di euro in più ogni anno. La carenza di fondi, unita ai 200 milioni di euro spesi annualmente per la migrazione sanitaria fuori regione, spiega l’impossibilità di uscire dall’emergenza nonostante quindici anni di gestione straordinaria affidata a undici diversi commissari.

Le riforme necessarie per il futuro

Per invertire la tendenza, l’azione istituzionale deve focalizzarsi su precise rivendicazioni presso la Conferenza Stato Regioni. Il governatore deve richiedere l’applicazione integrale della legge 662 del 1996 per adeguate risorse finanziarie, l’estinzione del prestito del 2009 e la revoca di tutti i commissariamenti ancora attivi, seguendo l’esempio della Campania con il governatore Vincenzo De Luca.

Diventa inoltre fondamentale ottenere la proroga del Pnrr per completare la rete dei 20 ospedali di comunità previsti sul territorio, dei quali si prospetta la realizzazione di appena due strutture. Interventi rapidi, come auspicato dal medico Giacinto Nanci, sono indispensabili per arrestare il declino dell’aspettativa di vita della popolazione calabrese, che dall’inizio del piano di rientro ha registrato una preoccupante inversione di tendenza rispetto al resto del Paese.

 

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