La Calabria è circondata interamente dal mare ma il mare non è ancora inserito appieno nella formazione tecnica dei giovani. Negli Istituti Nautici manca l’indirizzo cantieristico, fondamentale per insegnare a costruire, riparare e progettare imbarcazioni. Un evidente cortocircuito tra vocazione e competenze del territorio.

La voce delle imprese
Claudio Guarascio, Presidente dell’Associazione Costruttori Nautici dei Due Mari, rilancia le sollecitazioni di Emilio Valente, docente dell’Istituto Nautico di Pizzo, e Giuseppe Sangeniti, dirigente dello stesso istituto.
Per Guarascio “La nautica non può crescere solo grazie alla buona volontà dei cantieri. Ha bisogno prima di tutto di competenze tecniche, giovani formati sul campo e una strategia pubblica che riconosca il settore come leva di lavoro, turismo, innovazione e reputazione”.
Durante un dibattito a Falerna, legato al progetto sostenibile sui Laghi La Vota, sono emerse le criticità della portualità turistica: approdi inadeguati, posti barca insufficienti e servizi disomogenei.
I porti – così come è emerso – devono invece trasformarsi in vere infrastrutture di accoglienza, manutenzione e connessione con i territori.

Consapevolezza e identità
Questa carenza formativa è un sintomo di oicofobia culturale. Se una regione, sostiene Guarascio, non trasforma ciò che è in consapevolezza, lascia che la propria identità resti solo racconto invece di diventare sviluppo. Bisogna superare questa distanza portando i ragazzi direttamente a bordo e nei cantieri con workshop ed esperienze pratiche.
Lenin Montesanto ha definito la Calabria una “penisola di montanari”, un territorio che celebra il mare ma fatica a governarlo come scuola e impresa. È una provocazione che aiuta a comprendere il divario tra vocazione marittima e formazione.
L’associazione confida in una sinergia con gli assessori regionali Antonio Montuoro e Giovanni Calabrese. Infine, Guarascio applaude l’Ente Parchi Marini Regionali, diretto da Raffaele Greco, affermando che tutela ambientale e crescita della nautica possono diventare un’unica strategia per trasformare il mare in economia ordinata.




























