“No complici di un modello fallimentare”, Sabir rifiuta progetto per minori stranieri

in Attualitàprovincia di Crotone
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La gestione dell’accoglienza sul territorio crotonese affronta un momento di profonda rottura istituzionale. La Sabir Impresa Sociale ha comunicato pubblicamente la decisione di non sottoscrivere il nuovo contratto relativo al progetto di accoglienza per i minori stranieri non accompagnati. Si tratta di una scelta dolorosa, giunta al culmine di mesi di difficili trattative e ripetute criticità organizzative ed economiche con l’amministrazione locale. I responsabili della struttura hanno spiegato che le attuali condizioni burocratiche avrebbero snaturato un modello d’eccellenza. Per l’impresa sociale non è più possibile proseguire senza garanzie reali, poiché il rischio concreto è quello di trasformare un’esperienza educativa di alto livello in una lenta agonia amministrativa.

Il modello Da Cas a Casa

In questi anni l’impegno della cooperativa ha permesso di realizzare qualcosa che andava ben oltre la semplice accoglienza materiale. Il progetto denominato Da Cas a Casa ha offerto a decine di ragazzi un contesto stabile e dignitoso dopo i traumi subiti nei viaggi attraverso il deserto e le detenzioni in Turchia o Libia.

I giovani ospiti hanno potuto frequentare le scuole, avviare tirocini professionali e integrarsi nel tessuto sociale di Crotone, un territorio già penalizzato dallo spopolamento.

L’iniziativa era riuscita a introdurre persino percorsi rari come l’affido familiare e culturale, superando la logica del mero assistenzialismo e costruendo legami di fiducia reciproca con l’intera comunità cittadina.

I ragazzi non sono numeri

Il nodo centrale della protesta riguarda il rischio di veder cancellati i risultati pedagogici finora ottenuti. Secondo i portavoce dell’impresa sociale, l’attuale visione amministrativa tende a considerare i minori come semplici posti letto o numeri da ridistribuire, senza valutare la continuità didattica e psicologica.

La presidente di Sabir, Manuelita Scigliano, ha espresso chiaramente la posizione dell’ente dichiarando che non firmeranno per rispetto del lavoro degli operatori e per la tutela dei ragazzi.

L’interruzione di questa esperienza avviene in un momento storico in cui la politica nazionale invoca sicurezza e integrazione per contrastare la devianza giovanile, ma poi nei fatti lascia spegnere i progetti territoriali che dimostrano di funzionare.

Un appello al governo

La fine del progetto crotonese solleva una riflessione più ampia che sposta l’attenzione sui doveri fissati dalle normative internazionali.

Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo impone infatti agli stati membri il rispetto di standard qualitativi precisi, l’impiego di personale qualificato e l’accesso reale all’istruzione.

Per tali ragioni, i vertici di Sabir hanno lanciato un appello pubblico nazionale rivolto al Governo, al Ministero dell’Interno e agli enti locali affinché si apra una stagione di co-programmazione per superare la logica dell’emergenza.

L’organizzazione ha infine garantito che continuerà a monitorare la sorte dei ragazzi rimasti sul territorio, difendendo il loro diritto ad avere una comunità educante e un futuro stabile.

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