La Corte dei Conti di Catanzaro ha revocato il sequestro dei beni e di ingenti somme, nei confronti dei medici Andrea Bruni e Eugenio Garofalo, riconoscendo l’assenza di condotte illecite da parte dei professionisti, coinvolti in una inchiesta della Procura su una presunta gestione “privatistica” delle liste d’attesa nel reparto di oculistica dell’Azienda ospedaliero-universitaria Dulbecco.
Liste d’attesa saltate grazie alle visite private: l’oculistica “privatizzata”
Le contestazioni della Procura
Con un ricorso depositato il primo dicembre dell’anno scorso, la Procura Regionale ha chiesto al Presidente della Corte di sottoporre a sequestro conservativo, “sino alla concorrenza delle somme rispettivamente addebitate a ciascun presunto responsabile”, una serie di beni nella disponibilità di tutti gli indagati, oltre al trattamento economico e qualsiasi credito, assegno, indennità a qualsiasi titolo da questi dovuto.
Il tutto in base alle indagini che hanno portato all’inchiesta denominata “Short Cut”, all’informativa della Guardia di Finanza e, quindi, alla segnalazione di danno erariale della Procura regionale.
Liste d’attesa “saltate”. Revocato sequestro di 62 mila euro all’oculista Bruni
La privatizzazione del reparto
Secondo il Pm contabile, le risultanze investigative avrebbero messo in luce “un complesso e duplice quadro di condotte antigiuridiche”, consistenti nell’esercizio, in maniera stabile, dell’attività libero professionale extra-istituzionale violando quanto pertanto il contratto con l’Amministrazione di appartenenza e il rapporto di esclusività con il nosocomio.
Un’accusa che è caduta su numerosi docenti universitari e ricercatori attivati assistenzialmente presso la Dulbecco di Catanzaro (l’ex Mater Domini), che sempre per l’accusa avrebbero così privatizzato il Reparto di Oculistica, con una “mala gestio delle procedure di accesso alle prestazioni sanitarie pubbliche”.
Bruni è rappresentato dagli avvocati Oreste ed Enrico Morcavallo, Garofalo dagli avvocati Francesco Iacopino e Crescenzio Santuori.































