Tutelare i diritti degli imputati in un procedimento penale decisamente complesso e articolato può trasformare i professionisti in facili bersagli d’odio. È quanto denunciano gli avvocati Giulia Montilli e Giovanni Brandi Cordasco Salmena, difensori di fiducia dei due cittadini pakistani indagati nella drammatica vicenda della cosiddetta strage di Amendolara (»QUI).
I legali, dopo essere stati travolti da un’ondata di odio via internet, hanno deciso di reagire presentando una formale querela presso la Procura della Repubblica di Castrovillari tramite il loro procuratore speciale, l’avvocato Andrea Maggiulli del Foro di Lecce. La decisione nasce da mesi di continui attacchi subiti sui social network a causa del ruolo professionale ricoperto.

La fitta rete d’odio
Il procedimento penale che gli avvocati stanno seguendo, come noto riguarda la tragica morte di quattro braccianti agricoli stranieri, i cui corpi sono stati trovati carbonizzati in un’auto data alle fiamme ad Amendolara, nello scorso mese di giugno.
La vicenda ha sollevato un’ampia eco mediatica su giornali e, inevitabilmente, anche sulle pagine Facebook dove sono stati postati diversi articoli sulla vicenda, compresi alcuni che contenevano i nomi di entrambi i legali.
Se da un lato molti utenti si sono limitati a un duro ma legittimo dissenso verso la scelta dei due professionisti, un gruppo più ristretto ha travalicato ogni limite, rivolgendo denigrazioni, false accuse e persino esplicite minacce di violenza fisica.
In alcuni casi agghiaccianti, si è persino prospettato di punire i legali riproducendo le stesse e tremende modalità con cui sono decedute le vittime.
Strage di Amendolara. Chiusi in auto e dati alle fiamme, la svolta nelle telecamere
I principi fondamentali
Nella querela presentata, gli avvocati sollecitano quindi l’identificazione completa dei profili Facebook responsabili tramite la collaborazione di Meta. Le ipotesi di reato vanno dalla diffamazione aggravata alla minaccia grave, fino all’istigazione a delinquere.
“Il diritto di difesa è un principio costituzionale inviolabile ed irrinunciabile” ricorda con fermezza l’avvocato Andrea Maggiulli aggiungendo che “chi accetta un incarico difensivo adempie ad una funzione che la Costituzione affida alla professione. Colpire il legale significa colpire il diritto di ogni cittadino a difendersi”. I due professionisti si riservano ulteriori azioni legali anche in sede civile.

































