Filmava il terrore e se ne vantava in chat: fermata baby-gang, tre arresti

in Cronacaprovincia di Reggio Calabria
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“Se gli dai una coltellata questo video diventa virale”: la frase, catturata dai militari in dei file sequestrati, viene definita come il manifesto di una ferocia che avrebbe cercato la gloria tramite lo smartphone e la vanagloria sui social. Estratta, come altro, dai contenuti multimediali analizzati dagli investigatori, racconta una realtà fatta di pestaggi, beffarde risate in sottofondo e incitamenti al dolore. Una violenza che non era solo un fine, ma uno strumento di affermazione sociale: ogni sopruso veniva infatti ripreso e condiviso, trasformando la sofferenza altrui in un macabro contenuto digitale per il consumo interno al gruppo.

> Da sinistra: Nicola De Maio, Letterio De Domenico, Emanuele Crescenti, Cesario Totaro e Carmine Mungiello

Dalla a violenza allo spettacolo

È quanto emergerebbe dall’inchiesta Marijoa con cui i carabinieri di Melicucco, popoloso centro della Piana, ritengono d’aver messo scritto la parola fine su un incubo durato troppo a lungo.

Cinque giovani tra i 20 e i 22 anni sono finiti nei guai: tre di loro sono stati arrestati e messi ai domiciliari, gli altri sottoposti all’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.

Secondo gli inquirenti non si sarebbe trattato di semplici bravate a cui avrebbero partecipato, ma addirittura “di un sistema criminale strutturato” che avrebbe tolto il respiro a un’intera comunità.

Feroce violenza per un click sui social. Sgominata baby gang del terrore

Sequestrato e picchiato in casa

Tra gli episodi più inquietanti emersi dall’indagine spicca finanche un sequestro di persona: quello di un uomo solo e indifeso. Alcuni dei ragazzi si sarebbero presentati alla sua porta fingendosi dei militari dei Nas ed una volta entrati con l’inganno, l’avrebbero immobilizzato, ammanettato al letto e colpito più volte.

In quegli istanti di puro terrore, uno degli aggressori gli avrebbe puntato una pistola alla tempia, ignorando le sue suppliche disperate. L’accusa di associazione per delinquere poggia proprio su questa capacità del gruppo di pianificare azioni coordinate e spietate.

L’attività della banda non avrebbe poi conosciuti limiti né geografici che morali. I capi d’accusa parlano di violazione di domicilio, atti persecutori e fabbricazione di armi artigianali.

Le vittime in silenzio per paura

In diverse occasioni, i giovani avrebbero utilizzato bottiglie incendiarie e petardi per ferire i malcapitati o per esplodere ordigni in aree isolate.

Le indagini hanno documentato anche una totale mancanza di empatia, culminata in un video in cui il gruppo si accanisce con estrema crudeltà su un animale indifeso, filmando l’agonia della povera creatura tra l’indifferenza generale.

Per mesi, le vittime hanno vissuto nell’ombra, paralizzate dal timore di ritorsioni. Molte di loro avevano smesso di uscire di casa, modificando radicalmente le proprie abitudini per evitare di incrociare lo sguardo dei propri aguzzini.

Un silenzio rotto solo dalla determinazione dei Carabinieri, che hanno ricostruito i profili di pericolosità degli indagati. Nelle chat sono emersi riferimenti inquietanti al controllo del territorio e foto di fucili e pistole esibiti come trofei.

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