Ospedali. La Medicina Interna presidio per i fragili, ma i reparti “scoppiano”

in Saluteprovincia di Calabria
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In Calabria i reparti di Medicina interna si confermano il presidio centrale per la gestione degli anziani fragili, ma operano ormai in condizioni di estrema pressione. È quanto emerge dall’ultima indagine regionale condotta dalla Fadoi, la Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti.

La cura sottostimata

Il quadro delineato evidenzia una combinazione critica tra alta complessità clinica, cronica carenza di personale e una saturazione strutturale dei posti letto che non lascia tregua agli operatori.

In questi reparti oltre il 70% dei ricoverati ha più di 70 anni e presenta in media tre comorbidità, rendendo la gestione medica una sfida quotidiana di altissimo livello.

Nonostante la maggior parte degli internisti ospedalieri ritenga che questi pazienti richiedano livelli di cura medio alti o alti, le Medicine interne continuano spesso a essere classificate come reparti a bassa intensità assistenziale.

Questa discrepanza ha ricadute dirette su personale e dotazioni. La carenza stimata raggiunge il 30% tra i medici e il 21% tra gli infermieri, con effetti pesanti sulla qualità dell’assistenza.

Il tasso medio di occupazione dei posti letto supera stabilmente il 100%, con fenomeni di overbooking in tutti i reparti e un indice di boarding in Pronto soccorso altrettanto allarmante, segno di un sistema ospedaliero calabrese costantemente oltre il limite.

Il nodo del territorio

Secondo la Fadoi, circa il 30% dei ricoveri in Calabria potrebbe essere evitato con una migliore presa in carico territoriale. A questo si aggiunge un ulteriore 26% di posti letto occupati impropriamente da pazienti non dimissibili per la mancanza di risposte socio assistenziali adeguate.

Desiree Addesi, presidente regionale Fadoi, sottolinea che la principale criticità è l’assenza di una rete territoriale efficace per il paziente cronico.

“I contesti socio economici spesso aggravano ulteriormente la situazione. L’utenza affida all’ospedale il bisogno di risposte non solo sanitarie ma anche sociali. La Medicina interna, che rappresenta l’imbuto in cui confluiscono pazienti e fragilità complesse, deve essere riclassificata e potenziata in mezzi e risorse”, afferma con decisione la dottoressa Addesi.

La qualità e la sicurezza

L’indagine rilancia con forza la necessità di rafforzare il territorio e di riconoscere formalmente l’elevata intensità di cura richiesta oggi alle Medicine interne calabresi.

Il riconoscimento di una fascia di cura medio alta rappresenterebbe un passaggio fondamentale per garantire l’appropriatezza organizzativa e la sicurezza delle cure.

Solo attraverso una riforma che integri ospedale e territorio e che fornisca risorse adeguate alla complessità dei pazienti cronici, la Calabria potrà assicurare un’assistenza dignitosa alla sua popolazione più fragile, evitando che i reparti diventino l’unico, sovraccarico terminale di ogni bisogno sociale e sanitario.

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