La Calabria fatica a costruire un sistema solido e accessibile per la segnalazione degli illeciti all’interno delle proprie amministrazioni pubbliche, posizionandosi tra le aree più fragili del territorio nazionale. I dati raccolti dall’associazione Libera parlano chiaro: su 20 enti monitorati nella regione, il punteggio medio si ferma ad appena 27,12. Si tratta di una delle valutazioni più basse a livello regionale in Italia, con ben nove strutture che si collocano abbondantemente sotto la soglia della sufficienza, rappresentando il 45% del totale analizzato. Solo tre realtà calabresi, pari al 15%, riescono a dimostrarsi virtuose e a posizionarsi nella fascia alta della classifica, mentre sei enti mostrano informazioni parzialmente adeguate.

Le profonde ombre del territorio
Il panorama calabrese è caratterizzato da una fortissima polarizzazione che premia l’istruzione ma penalizza i servizi essenziali. La conformità e la trasparenza si concentrano quasi esclusivamente negli atenei pubblici, mentre il resto dell’ecosistema istituzionale mostra debolezze strutturali preoccupanti.
Gli enti locali e il settore della sanità fanno registrare i risultati generalmente più bassi, toccando persino il punteggio zero in casi emblematici come l’Azienda Sanitaria Provinciale di Vibo Valentia, il Comune di Cosenza e l’Università Dante Alighieri.
Segnalare una eventuale corruzione in queste realtà diventa quindi un percorso difficile, ricco di ostacoli e di un profondo vuoto informativo per i lavoratori.

Il rapporto civico nazionale
È quanto emerge dal Whistle Monitor, il primo report di monitoraggio civico nazionale sul livello di adeguatezza informativa e tecnica dei canali di segnalazione interni della Pubblica Amministrazione.
Lo studio, curato da Libera, viene presentato ufficialmente a Roma presso lo spazio ExtraLibera in occasione del World Whistleblower Day.
La ricerca ha analizzato approfonditamente 434 amministrazioni pubbliche strategiche per il Paese, verificate e validate dall’Autorità Nazionale Anticorruzione anche alla luce delle apposite linee guida. Il monitoraggio ha diviso le strutture in tre comparti: la sanità, 99 enti dedicati allo studio e 145 enti locali territoriali.

La mappa della conformità
La fotografia nazionale rivela un quadro caratterizzato da profonde luci e ombre, dove nessun ente monitorato raggiunge la piena conformità del 100% del punteggio.
La maggioranza delle amministrazioni si colloca nella fascia tiepida di parziale adeguatezza, i presidi eccellenti si fermano al 14,1% e le aree critiche superano il 28%.
In pratica, in Italia un ente su tre non garantisce nemmeno le informazioni minime necessarie per proteggere chi vuole segnalare un illecito.
Al vertice della classifica si posiziona l’Emilia-Romagna con un punteggio medio di 50,6 su 70,5 e zero strutture critiche. Al contrario, ben 29 enti pubblici nazionali azzerano totalmente il diritto alla segnalazione.
L’impegno per il cambiamento
Il lavoro sul campo è stato portato avanti grazie all’impegno di 44 attiviste e attivisti volontari appartenenti a Libera, al Segretariato Italiano Studenti in Medicina e a Link Coordinamento Universitario.
Di fronte a questi risultati, l’associazione chiede una decisa assunzione di responsabilità e percorsi di formazione specifici per sostenere i piccoli comuni.
“Ricordiamoci che solo offrendo canali protetti e informazioni trasparenti possiamo dire di stare davvero tutelando chi sceglie di difendere l’interesse collettivo” commenta Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera, evidenziando come lo sforzo corale per colmare questo divario informativo ed etico non sia più rimandabile nel nostro Paese.




























