Pcup, Limbadi: “Viaggio nella sanità calabrese che non funziona”

in Attualitàprovincia di Vibo Valentia
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Un paese civile si riconosce dalla capacità di mettere la tutela della vita e della salute al primo posto dell’agenda politica. Questo principio dovrebbe tradursi in un sistema sanitario pubblico, efficiente e ramificato, capace di garantire cure tempestive a ogni cittadino, indipendentemente dalla sua collocazione geografica. Eppure, in Calabria, concetti fondamentali come il diritto alla cura, il servizio d’emergenza del 118 con medico a bordo e la medicina territoriale sembrano ormai diventati un lusso per pochi.

Dietro l’immagine da cartolina di una regione splendida, fatta di mare e bellezze naturali, si nasconde una realtà quotidiana drammatica, caratterizzata da ospedali depotenziati, liste d’attesa infinite e un sistema d’emergenza perennemente in affanno.

Il collasso della rete ospedaliera nel Vibonese

La provincia di Vibo Valentia rappresenta un esempio emblematico di questa crisi strutturale. L’ospedale Jazzolino è ormai costretto a farsi carico dell’assistenza dell’intero territorio provinciale, operando in una condizione di costante sovraccarico. Nel corso degli anni, i presidi di Tropea e Serra San Bruno hanno subìto un progressivo e inesorabile ridimensionamento.

Queste strutture non sono più nelle condizioni di alleggerire la pressione sul centro principale, lasciando una popolazione sempre più anziana e fragile priva di punti di riferimento accessibili sul territorio. Questa centralizzazione forzata si scontra drammaticamente con le difficoltà storiche dei collegamenti stradali e con una viabilità interna spesso inadeguata.

L’emergenza tempo e il fattore soccorsi

Nelle situazioni di codice rosso, ogni minuto può fare la differenza tra la vita e la morte. Tuttavia, non sono rari i casi in cui un’ambulanza impiega un’ora o più per raggiungere un paziente, spesso arrivando senza un medico a bordo. Patologie tempo-dipendenti o shock anafilattici richiedono un intervento immediato che mal si concilia con attese prolungate.

In questi scenari di emergenza, la sopravvivenza del paziente finisce per dipendere dalla capacità del personale infermieristico di gestire da solo situazioni di estrema complessità, oppure, purtroppo, dal semplice fattore fortuna.

Le cause di un declino strutturale

Le radici di questo disservizio non vanno cercate nell’operato dei medici, degli infermieri e del personale sanitario. Chi lavora nei pronto soccorso o sulle ambulanze si trova a operare in condizioni di stress estremo, affrontando turni estenuanti e organici gravemente ridotti.

La responsabilità è da attribuire a decenni di programmazione insufficiente, tagli lineari e un progressivo indebolimento della medicina di prossimità. La chiusura sistematica delle guardie mediche per carenza di personale e il sovraffollamento cronico dei dipartimenti d’emergenza sono solo i sintomi più evidenti di un sistema che necessita di una riforma radicale.

Una mobilitazione per il futuro del territorio

La salute, al pari dell’istruzione, è un diritto costituzionale che non ammette deroghe o compromessi. Di fronte a una situazione non più tollerabile, diventa necessario che la comunità e le forze sociali uniscano le forze per pretendere un cambiamento reale. Non si tratta di chiedere favori o privilegi, ma di esigere il rispetto della dignità umana e della Costituzione.

Con l’obiettivo di accendere i riflettori su queste criticità e proporre soluzioni concrete, prende il via un’indagine approfondita all’interno della sanità territoriale calabrese. Questa iniziativa, promossa dai rappresentanti del Pcup della Calabria e della federazione di Vibo Valentia, si propone di mappare i disservizi attraverso un viaggio sul campo, per poi tradurre le criticità rilevate in un dossier ufficiale da presentare alle istituzioni locali e nazionali, accompagnato da una proposta concreta di rilancio della sanità pubblica regionale.

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