Il 5 maggio non è una data come le altre. In questa Giornata Nazionale contro la Pedofilia e la Pedopornografia, il racconto di chi ogni giorno abita i territori digitali per proteggere i minori si fa più serrato, quasi a voler dare un volto umano a quei bit che viaggiano nell’ombra. In questo scenario Ivano Gabrielli, Direttore del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, guida un esercito silenzioso che combatte una guerra fatta di schermi, ma con ferite drammaticamente vere.
Gli scenari digitali
L’evoluzione tecnologica corre veloce e, con lei, le insidie per i giovanissimi. Oggi la sfida si chiama Intelligenza Artificiale generativa, capace di creare immagini di abusi quasi indistinguibili dal vero, o strumenti che garantiscono un anonimato che sa di impunità.
“L’obiettivo prioritario resta la tutela dei minori e delle persone vulnerabili”, spiega Gabrielli, sottolineando come la fine di alcuni regolamenti europei, come quello scaduto il 3 aprile scorso, rischi di indebolire gli strumenti di prevenzione. In questo vuoto normativo, la Polizia Postale risponde con il lavoro sotto copertura e una cooperazione internazionale sempre più stretta.
I numeri del contrasto
Guardando ai dati 2025 del rapporto “Tracce digitali, vittime reali: l’impegno a difesa e protezione dei più piccoli” (QUI) si comprende bene l’imponenza della minaccia.
Sono stati analizzati ben 16.609 siti, portando all’inserimento di 2.876 portali nella Black List di quelli irraggiungibili. Sebbene i casi trattati siano 2.623, un numero in calo che premia l’attività preventiva, la repressione non ha segnato il passo: 224 arresti e oltre mille perquisizioni raccontano di un’azione capillare per smantellare reti criminali.
Gran parte di queste indagini, circa il 55%, nasce da flussi internazionali come quelli del Ncmec statunitense, segno che il crimine online non conosce confini.
L’adescamento online
Partiamo da un allarme non indifferente. Le piattaforme di gaming e i social sono i nuovi parchi giochi dove si nascondono i lupi. Nel 2025 sono stati 434 i casi di adescamento, con una concentrazione preoccupante nella fascia tra i 14 e i 16 anni.
Gli adescatori fingono di essere coetanei, usano la manipolazione affettiva e passano rapidamente da chiacchiere innocue a richieste di materiale esplicito. Anche i più piccoli non sono immuni: 17 casi hanno riguardato bambini tra 0 e 9 anni, per i quali il trauma può essere indelebile.

L’estorsione sessuale
La Sextortion è diventata un’arma di ricatto di massa. Su 223 casi trattati nel 2025, il 91% ha riguardato adolescenti maschi tra i 14 e i 17 anni.
Il meccanismo è spietato: si induce la vittima a inviare una foto intima per poi minacciare di diffonderla ad amici e parenti se non si paga o non si invia altro materiale. Questo genera panico, vergogna e, purtroppo, rischi di autolesionismo.
A supporto di queste vittime interviene l’Uaci, l’Unità di Analisi del Crimine Informatico, dove psicologi della Polizia di Stato aiutano i ragazzi a uscire dalla morsa della paura.

Le nuove minacce
Non c’è però e solo il ricatto esterno, ma anche la diffusione non consensuale tra pari, il cosiddetto Revenge Porn, che nel 2025 ha visto 29 casi, principalmente tra le ragazze. A questo si aggiunge il Cyberbullismo, con 365 casi trattati, dove l’umiliazione corre sui gruppi Whatsapp di classe.
La nuova frontiera è però il Deep Fake: la legge 132 del 2025 ha introdotto sanzioni dure per chi usa l’Al per alterare immagini altrui senza consenso, punendo con la reclusione fino a 5 anni chi cerca di distruggere la reputazione altrui con video sintetici.

Le Operazioni concluse
Le storie di successo non mancano. L’operazione Light Bridge ha disarticolato una rete di abusi in diretta online, mentre a Brescia un parroco è stato arrestato con oltre 1.500 file pedopornografici grazie a un’attività sotto copertura su Telegram. L’operazione Hello, a Catania, ha portato a 31 arresti, svelando come spesso dietro lo schermo si nascondano insospettabili.
Per aiutare i minori a denunciare, è nata la piattaforma europea Help4u, un porto sicuro dove trovare ascolto e consigli su come muoversi se ci si sente in pericolo.
La prevenzione costante
La battaglia si vince anche con la cultura. Iniziative come Una vita da social o i progetti con Geronimo Stilton servono a insegnare ai bambini, sin dalla scuola dell’infanzia, che la rete è un’opportunità ma va usata con le cinture di sicurezza allacciate.
“Non giudicarli, ascoltali” è il consiglio che la Polizia Postale rivolge ai genitori, ricordando che un dialogo aperto vale più di mille filtri digitali.






























