Il Performing Fest 2026 ha superato il giro di boa, confermandosi come uno dei laboratori più vitali della scena performativa nazionale. Dalla giornata inaugurale presso il Complesso del San Giovanni fino alle attività nel Villaggio Performing, il polo fieristico Colosimo, nel quartiere marinaro di Catanzaro si è trasformato in un vero campus creativo. Centinaia di giovani, provenienti da accademie e università di tutta Italia e dall’estero, specialmente da Alicante in Spagna, hanno animato workshop e performance, dando vita a una comunità in continuo movimento.

Mosaico di linguaggi e tecnologia
Nei primi giorni, il villaggio ha ospitato riflessioni su arti digitali e nuovi immaginari del Sud, affiancando sessioni pratiche su intelligenza artificiale, live coding e teatro di figura.
Molto seguiti i laboratori sul corpo collettivo curati da Zaches Teatro, Caterina Forte e Giovanna Zanchetta. Il pubblico, composto da studenti Afam, liceali e professionisti, ha risposto con entusiasmo, trasformando spazi precedentemente sottoutilizzati in un paesaggio continuo dove la ricerca artistica incontra la musica elettronica e il dibattito sul diritto d’autore.
Geografie dell’arte e visioni globali
Oggi, venerdì 13, il festival entra nel vivo delle pratiche contemporanee. La mattinata si apre con il talk Global South, introdotto da Simona Caramia con gli interventi di Dobrila Denegri e Simona Gavioli, pronte a ragionare sulle nuove geografie dell’arte.
“Le nuove geografie dell’arte nascono dai dialoghi tra i diversi Sud del mondo” emerge come tema portante. Seguirà la restituzione pubblica del lavoro corale di Zaches Teatro, mentre in serata il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli presenterà il concerto Ballata del mare, un intreccio tra narrazione e paesaggio mediterraneo.

Grandi maestri e visioni future
Sabato 14 è il giorno più atteso grazie alla lectio magistralis di Alfredo Jaar, artista di fama internazionale che dialogherà su politica e responsabilità dell’arte.
Nel pomeriggio il polo si trasformerà in una costellazione di azioni performative con Jacopo Mazzonelli, Eleonora Wegher e Stefano Caimi. Spazio anche alle opere di Lerato Shadi, Donna Kukama e al progetto spaziale di Victoria Vesna.
La domenica conclusiva sarà dedicata alla restituzione dei processi di ricerca, un momento per immaginare le traiettorie future di un dispositivo che mette i giovani al centro della scena.




























