C’è un limite sottile che divide la dedizione al dovere dall’accettazione passiva di un’ingiustizia e il personale sanitario della Calabria quel confine lo ha ormai superato da tempo. Immaginate di varcare ogni giorno la soglia di un Pronto soccorso o di salire su un’ambulanza del 118 sapendo che la vostra giornata sarà scandita da turni massacranti e organici ridotti all’osso. In questo scenario la violenza fisica e verbale è diventata quasi una variabile ordinaria del servizio mentre le strutture appaiono spesso fatiscenti.
Il diritto calpestato
Nonostante le responsabilità crescenti il riconoscimento economico resta invece immobile. Proprio per questo il sindacato Usb pubblico impiego sanità Calabria ha deciso di rompere gli indugi notificando una diffida formale alla Regione Calabria, ad Azienda zero, alle cinque Asp provinciali e a tutte le Aziende ospedaliere del territorio.
Al centro della contesa c’è il mancato riconoscimento dell’indennità di emergenza urgenza prevista dall’articolo 69 del Ccnl comparto sanità 2022 2024. Si tratta di 520 euro mensili lordi che spetterebbero di diritto a chi affronta quotidianamente le criticità della prima linea sanitaria.
Il contratto nazionale firmato il 27 ottobre 2025 con decorrenza economica retroattiva al 1 gennaio 2024 stabilisce un obbligo preciso e non un semplice bonus discrezionale.
Le risorse dovrebbero essere attinte dal Fondo premialità e condizioni di lavoro ma la realtà racconta una storia diversa. Gli arretrati maturati dal 2022 ammontano a non meno di 8770 euro lordi per ogni lavoratore, somme che le aziende sanitarie calabresi continuano a trattenere ignorando le norme contrattuali in vigore.
Il silenzio dei complici
Ciò che rende questa vicenda ancora più amara è il clima di isolamento in cui si muovono i professionisti della salute. Mentre i lavoratori aspettano da anni quanto dovuto si registra un silenzio assordante da parte delle altre organizzazioni sindacali che siedono ai tavoli di trattativa.
Nessuna diffida e nessuna azione concreta è pervenuta dalle altre sigle portando i rappresentanti di Usb a definire questa neutralità come una vera e propria forma di complicità.
“Chiamiamolo per quello che è: uno schiaffo in faccia a chi salva le vite degli altri” dichiarano i sindacalisti sottolineando come la loro sia attualmente l’unica voce sollevata a difesa della categoria in questa battaglia legale ed economica.
L’ultimatum alle istituzioni
La diffida notificata oggi non è solo un atto burocratico ma un vero e proprio ultimatum. Il sindacato intima alle amministrazioni di corrispondere immediatamente l’indennità al massimale previsto e di liquidare in un’unica soluzione tutti gli arretrati accumulati.
Viene inoltre richiesto l’avvio immediato del confronto per la definizione delle risorse e la comunicazione entro 15 giorni del numero esatto degli aventi diritto. Se le istituzioni non dovessero adempiere scatterà lo stato di agitazione con mobilitazioni e presidi sotto la sede della Regione Calabria a Catanzaro.
La battaglia è già pronta a spostarsi nelle aule del Tribunale del lavoro per il pagamento coattivo delle somme con l’aggiunta di interessi e rivalutazione oltre alle segnalazioni all’Aran, all’Ispettorato del lavoro e alla Corte dei conti per danno erariale. Chi guida un’ambulanza o affronta la notte in corsia merita un rispetto che passa necessariamente per la dignità del salario.




























