Il mondo dei servizi sociali ha bisogno di una svolta radicale che parta direttamente dalla concretezza delle strade. L’educatore psichiatrico Giuseppe Foti ha deciso di rivolgersi pubblicamente a Lucia Fiò, neo assessore alle Politiche Sociali, Welfare e Terzo Settore del Comune di Reggio Calabria. Con la schiettezza di chi opera sul campo da molti anni, il professionista ha voluto condividere una riflessione profonda sulle priorità del territorio: “Le scrivo perché credo che questo assessorato abbia davanti a sé un’occasione reale, e mi sembrava onesto dirlo apertamente”.
Comprendere il settore
Secondo il suo punto di vista, per comprendere davvero le dinamiche del settore non bisogna restare chiusi nei palazzi: “Il welfare non si capisce dalle sedi istituzionali. Si capisce stando dentro le stanze dove le persone aspettano, dove le famiglie reggono da sole, dove chi lavora ogni giorno nel sociale continua a farlo nonostante tutto”.
La sfida principale risiede proprio nella riduzione del divario tra le norme scritte e la quotidianità dei cittadini: “Tra il diritto scritto nelle leggi e il diritto vissuto dalle persone esiste spesso una distanza enorme. Colmare quella distanza è il compito più difficile e più necessario”.
La burocrazia e la frammentazione delle competenze rappresentano ostacoli complessi che si ripercuotono direttamente sulle fasce più deboli della popolazione. Le responsabilità in questa materia si dividono tra Comune, Regione e Stato, ma questa separazione finisce spesso per aggravare i disagi esistenti.
Superare le divisioni
Foti sottolinea quindi come “le persone fragili non vivono dentro i compartimenti istituzionali, vivono nei territori, con bisogni che non aspettano che gli enti si mettano d’accordo”.
Per questa ragione diventa fondamentale avviare una collaborazione efficace e sinergica tra le diverse amministrazioni pubbliche.
L’operatore auspica un cambio di rotta netto rispetto al passato: “Costruire ponti reali tra questi livelli, invece di scaricarsi reciprocamente il peso di chi resta indietro, sarebbe già un risultato straordinario”. Solo in questo modo si potrà offrire un supporto concreto ed efficiente a chi si trova in una condizione di marginalità o di sofferenza.
La richiesta principale rivolta a Lucia Fiò riguarda il coinvolgimento attivo e diretto di tutte quelle figure che troppo spesso rimangono escluse dai tavoli decisionali.
Ascoltare gli invisibili
L’educatore sollecita l’amministrazione a dare spazio ai lavoratori in prima linea, alle persone con disabilità, a chi convive con un disturbo psichiatrico e ai caregiver familiari: “Le chiedo di cercare le voci che raramente arrivano ai tavoli giusti. Costruire welfare senza la loro voce diretta non è inclusione: è gestione. E la gestione, per quanto efficiente, non restituisce dignità”.
Esiste una differenza netta tra chi amministra e chi vive quotidianamente le difficoltà sul campo. L’auspicio finale per il nuovo corso politico si concentra sulla concretezza e sulla continuità dell’azione amministrativa:
“Non le chiedo miracoli. Le chiedo ascolto autentico, metodo, continuità. Le chiedo di misurare il suo lavoro non dagli annunci, ma da quello che trovano le persone quando bussano a una porta”.




























