L’odierna operazione, denominata Astrea, prende l’avvio da autonome, articolate ed approfondite attività investigative, anche e soprattutto tecniche, svolte dalle Fiamme Gialle reggine, sotto la direzione del Procuratore della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, Dottor Giuseppe Pignatone, del Proc. Aggiunto Dott. Michele Prestipino Giarritta e dei Sostituti Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria – Direzione Distrettuale Antimafia – Giuseppe Lombardo e Beatrice Ronchi, mirate all’aggressione del patrimonio – societario, mobiliare ed immobiliare – riconducibile alle cosche Tegano – De Stefano, egemoni nella città di Reggio Calabria e unanimemente riconosciute come ai vertici della ‘ndrangheta reggina.
In particolare, gli accertamenti, in aderenza alle direttive nel tempo impartite dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria e dai vertici del Corpo, in termini di aggressioni ai patrimoni illecitamente accumulati dalle consorterie mafiose, hanno avuto ad oggetto realtà imprenditoriali e societarie, con sede nella Provincia di Reggio Calabria, le operazioni finanziarie e gli investimenti riconducibili a tali realtà economiche nonché i soggetti titolari – di fatto o fittizi – delle stesse.
In sintesi, si sarebbe evidenziato come, al di là delle varie intestazioni formali, operate nelle diverse fasi a seconda delle esigenze manifestatesi, di fatto l’attività imprenditoriale con sede ad Archi abbia mantenuto, nel tempo, la stessa identità economica e gestionale in capo ai Tegano, che si sono avvalsi, nel tempo, di presunti fidati prestanome intranei (G.R.) o quantomeno contigui alla cosca (R.G.R, M.L, A.L, A.R. e G.R.) o pienamente consapevoli dell’apporto fornito, con questa consorteria in un rapporto fiduciario dai reciproci vantaggi (G.Z., M.F.T., R.E., P.M.Z.).
Nello specifico, G.R., sin dagli anni ’80, “con la consapevole collaborazione del fratello” R.G.R., sarebbe stato “soggetto stabilmente a disposizione della cosca Tegano per la gestione e la cura di affari illeciti, anche di natura imprenditoriale” legati all’attività economica svolta dall’azienda, operante nel settore del commercio di materiale da costruzione, considerata “di fatto riconducibile alla citata e pericolosa consorteria Tegano”, (capeggiata dal boss Giovanni Tegano 72 anni) e, in una successiva fase temporale, divenuta anche di interesse della potente cosca De Stefano.
Tale attività imprenditoriale sarebbe stata oggetto, nel corso degli anni, di un’articolata operazione, consistente in una serie di successive intestazioni fittizie di quote societarie e finalizzata ad eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, “onde impedirne la effettiva riconducibilità alla cosca Tegano”.
Tale circostanza troverebbe conferma nelle dichiarazioni, riscontrante reciprocamente, fornite dai collaboratori di giustizia Giovanni Battista Fracapane e Antonino Lo Giudice.
In ordine all’arrestato di G.Z., si ricorda come il 13 luglio 2010 lo stesso, sia stato sottoposto a fermo di P.G. – poi convalidato dalla competente A.G. – per concorso esterno nell’associazione per delinquere di stampo mafioso denominata ‘ndrangheta, nell’ambito dell’operazione di polizia denominata “Reale”.
In particolare, in quel contesto, G.Z. si sarebbe recato presso l’abitazione del noto boss Giuseppe Pelle, 51 anni, alias “Gambazza”, capo locale di San Luca, accompagnato dall’altrettanto noto boss Giovanni Ficara, 47enne, personaggio di spicco della locale operante nella zona sud della città di Reggio Calabria, fornendo agli stessi delle notizie coperte dal segreto investigativo, riguardanti l’indagine “Il Crimine”, allora in corso.
Ancora, nel settembre 2010, G.Z. è stato colpito da un’ulteriore ordinanza, nell’ambito dell’operazione denominata “Piccolo Carro”, inerente lo “strumentale” rinvenimento di armi ed esplosivi, in concomitanza con la visita presso la città di Reggio Calabria del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Le successive indagini avrebbero poi evidenziato la riconducibilità dell’intera vicenda del ritrovamento dell’arsenale nell’autovettura agli interessi criminali ed ai soggetti riconducibili alla cosca Ficara-Latella, permettendo di individuare gravi elementi di prova a carico di Giovanni Zumbo – quale interprete degli interessi della cosca – del pregiudicato Giovanni Ficara e di Demetrio Domenico Praticò.
In conclusione, l’odierna attività di P.G. confermerebbe come le cosche di ‘ndrangheta continuino a conseguire ingiusti ed illeciti profitti e vantaggi, attraverso il controllo del territorio “di competenza” e delle relative attività economiche e produttive: controllo reso possibile anche all’opera di insospettabili “colletti bianchi” che svolgono funzioni di veri e propri consulenti ed all’utilizzo di numerosi “prestanome” (a loro volta schermati da ulteriori società), ai quali viene attribuita la titolarità – solo formale – di importanti realtà economiche.
Video inserito h 15:30




























