Scuola: 2 ragazzi su 10 la lasciano, Italia fanalino di coda Ue

in Attualitàprovincia di Calabria
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Ogni anno in Italia circa 2 ragazzi su 10 (il 17%) non tornano sui banchi di scuola o lo fanno in modo tanto precario da abbandonare prematuramente ogni possibilità di successo formativo. Per contrastare il fenomeno della dispersione scolastica, che ogni anno coinvolge oltre 600mila ragazzi tra i 10 e i 16 anni, la ong WeWorld Intervita ha dato vita a “Frequenza200“, network nazionale che opera sul territorio e online per fare rete contro questo fenomeno condividendo le buone pratiche e promuovendo il dialogo tra istituzioni, famiglie, ragazzi e territorio.

La dispersione scolastica in Italia ha dimensioni allarmanti: con il 17% di ragazzi che abbandona gli studi, l’Italia è in fondo alla classifica europea la cui media è pari al 11,9%, e continua a scontare un gap con Paesi come la Germania (9,9%), la Francia (9,7%) e il Regno Unito (12,4%). Un divario che aumenta al Sud e sulle isole (Sardegna 25,5%, in aumento; Sicilia 24,8%, Campania 21,8%, Puglia 17,7% in aumento). Tra le regioni in cui i ragazzi completano gli studi troviamo il Molise (solo il 10% di abbandoni), tra quelle invece in cui il successo formativo rischia di divenire un miraggio la Valle d’Aosta (21,5%). L’Italia è tuttora lontana dagli obiettivi della strategia di Europa 2020 nel campo dell’istruzione che prevedono una riduzione del tasso di abbandono scolastico al di sotto del 10%. Da questi dati che nasce “LOST-Dispersione scolastica: il costo per la collettività e il ruolo di scuole e terzo settore”, ricerca nazionale realizzata su quattro città (Milano, Roma, Napoli e Palermo) per indagare quanto è grave e quanto costa questo fenomeno al nostro Paese.

Ma quanto costa ‘perdere’ ogni anno decine di migliaia di ragazzi? Il fenomeno dell’abbandono scolastico ha dimensioni allarmanti anche a livello economico e il suo costo per la collettività è stimato tra l’1,4% e il 6,8% del Pil, quindi da 21 a 106 miliardi, a seconda della crescita del Paese. La ricerca per la prima volta ha studiato modalità, caratteristiche e valore economico degli interventi del Terzo settore per contrastare la dispersione. Pur con notevoli differenze da città a città, l’attività principale è l’aiuto nei compiti (46,5%), seguita a distanza dai centri di aggregazione giovanile (25,6%) e attività di socializzazione. Il terzo settore da solo investe ogni anno 60 milioni di euro per contrastare la dispersione scolastica. Uno sforzo comparabile a quello del ministero dell’Istruzione, che investe circa 55 milioni ogni anno in progetti attivati nelle scuole, principalmente con finalità di recupero. (AGI)

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