Sedi fittizie al Sud e corsi fantasma, smascherata una maxi frode fiscale

in Cronacaprovincia di Calabria
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La possibilità di investire nel Mezzogiorno sfruttando importanti agevolazioni fiscali: una boccata d’ossigeno per molte realtà produttive. Regioni come Calabria, Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo offrono infatti crediti d’imposta significativi per chi acquista beni strumentali o investe nella formazione dei dipendenti. Tuttavia, proprio questo vantaggio è finito nel mirino di alcuni imprenditori senza scrupoli, pronti a crearvi delle sedi, anche solo sulla carta, pur di pagare meno tasse.

I crediti d’imposta

È quanto emergerebbe da una indagine delle fiamme gialle di Lodi, che hanno concentrato la propria attenzione su due società locali riconducibili a un unico rappresentante legale.

Le aziende, tra il 2021 e il 2024, avrebbero richiesto crediti d’imposta per oltre 1,2 milioni di euro, ufficialmente destinati all’acquisto di macchinari per sedi operative nel Siracusano e Cagliaritano. A questi si sarebbe aggiunti altri 150mila euro richiesti per fantomatiche attività di formazione del personale.

I dubbi dei finanzieri avrebbero trovato conferma durante i sopralluoghi effettuati direttamente nel sud Italia. Nei siti indicati come poli produttivi non è stata ritrovata difatti alcuna unità locale né elementi riconducibili alle società richiedenti. Le sedi, semplicemente, non esistevano.

Anche sul fronte della formazione i risultati sono stati simili: sentiti i dipendenti si accertato che i corsi di aggiornamento non erano mai stati effettuati, nonostante la documentazione prodotta ne attestasse il contrario.

I sequestri eseguiti

Il rappresentante legale è stato quindi segnalato alla Procura di Lodi per truffa aggravata ai danni dello Stato e indebita compensazione di crediti inesistenti. Il Gip ha quindi disposto il sequestro di 1,2 milioni di euro, oltre al blocco di altri 567mila euro presenti nei cassetti fiscali.

L’operazione ha portato al sequestro di quattro immobili, del valore di 900mila euro, di circa 300mila euro in contanti e di depositi bancari.

I guai per l’imprenditore, però, non finiscono qui. Durante le verifiche è emerso anche l’omesso versamento dell’Iva per le annualità 2021 e 2022, per un importo complessivo di 1,5 milioni di euro.

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