Tre vite spezzate in soli tre giorni hanno segnato una ferita profonda nel tessuto sociale della Calabria, trasformando i cantieri in luoghi di dolore anziché di progresso. Di fronte a questa sequenza intollerabile, Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di rispondere con una mobilitazione che punta sulla forza del silenzio. Martedì prossimo, 19 maggio, alle 16, i sindacati confederali si ritroveranno in piazza Matteotti a Catanzaro per una marcia silenziosa intitolata “Il lavoro è dignità, non morte. In silenzio per le voci spezzate”. Sarà una protesta senza urla ma carica di significato, pensata per scuotere le coscienze e denunciare l’indifferenza in cui maturano quotidianamente gli infortuni.
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Il dramma dei numeri
La contabilità dell’orrore in meno di una settimana ha colpito diverse province. Ad Anoia Superiore un operaio di 46 anni è caduto da un ponteggio, a Francavilla Angitola un uomo di 53 anni è stato travolto da un camion gru, mentre a Paola un ragazzo di soli 23 anni ha perso la vita allestendo un lido. Se si aggiunge la vittima di Spezzano Albanese del primo maggio, il quadro regionale diventa drammatico.
Nel primo trimestre 2026, gli infortuni in Calabria sono cresciuti dell’8,5% rispetto allo scorso anno, quasi il doppio della media nazionale. Le costruzioni si confermano il settore più pericoloso, rappresentando quasi il 30% dei decessi totali nella gestione industria e servizi.
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Più controlli e legalità
Le richieste che i sindacati porteranno in piazza sono concrete e urgenti. Si invoca l’apertura immediata di un tavolo tecnico sulla sicurezza con le istituzioni regionali, chiedendo più ispettori specializzati e una formazione che sia certificata e digitale.
Un punto cardine della protesta riguarda la riforma degli appalti, con l’obiettivo di eliminare il criterio del massimo ribasso nei settori ad alto rischio e di imporre protocolli di legalità come condizione imprescindibile per ogni opera pubblica.
Senza vessilli né slogan, i lavoratori cercheranno di attirare l’attenzione su una tragedia che non può più essere affrontata solo con i dati, perché dietro ogni numero c’è una dignità da difendere.
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