Tra i paesaggi della Sila Grande, in un’area naturale protetta tra i 1100 e i 1200 metri slm nella provincia di Cosenza, si è verificato un evento di grande valore per la biodiversità. Durante il monitoraggio svolto dagli esperti del Gruppo Locale di Conservazione Lipu Sila, sono state documentate due specie ornitiche mai osservate prima in questo territorio. I protagonisti di questa eccezionale scoperta sono il Piro-piro del Terek e il Piovanello Pettorale, due uccelli migratori che hanno entusiasmato gli studiosi. L’osservazione conferma il ruolo fondamentale dell’Appennino calabro per le rotte migratorie.
I protagonisti dei cieli
Il Piro-piro del Terek nidifica nelle regioni settentrionali dell’Eurasia, tra la taiga e la tundra della Russia e della Siberia. Considerato un visitatore raro in Italia, rappresenta la seconda osservazione mai registrata in Calabria, a 14 anni dalla prima.
La specie è inserita nell’Allegato I della Direttiva Europea Uccelli. Insieme a esso è stato censito il Piovanello Pettorale, che si riproduce nelle zone artiche del Nord America, arrivando così alla sesta segnalazione fotografica documentata per la nostra regione.

Custodi della natura
Le indagini sul campo sono state condotte dal coordinatore Gianluca Congi e da Alfredo Bruno, membro del gruppo. I due studiosi hanno mantenuto la riservatezza sulle località per tutelare gli esemplari.
L’importante lavoro rientra nelle attività della Important Bird and Biodiversity Area numero 148, gestita con l’Ente Parco Nazionale della Sila. Questa area strategica fa parte della rete Natura 2000, volta a preservare gli habitat naturali vulnerabili dell’Unione Europea.
Una rete per la tutela
Le aree Iba nascono dal lavoro di BirdLife International, la federazione globale per la difesa degli uccelli. In Italia è la Lipu a curare l’inventario nazionale, che con l’aggiornamento del 2024 segna un passo avanti per la conservazione.
La protezione di questi ambienti garantisce la sopravvivenza di molte specie e consolida il valore della Calabria in ambito ornitologico. Come ricordano gli esperti, “la scoperta di questi rarissimi esemplari dimostra la ricchezza dei nostri monti”. La salvaguardia di questi territori si conferma decisiva.




























