Testamento biologico, Alleanza Cattolica: la ‘buona politica’ a Lamezia

in Politicaprovincia di Catanzaro
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“Senza alcuna necessità e urgenza sociale, il Consiglio Comunale ha approvato il registro del testamento biologico. I giornali dicono “ad unanimità su proposta di un consigliere UDC”.

È preoccupante dover prendere atto come in “certi ambienti politici” si affermino le posizioni ideologiche di una certa cultura libertaria. – Lo si legge in una nota stampa a firma della Responsabile regionale di Alleanza Cattolica Calabria, Elia Sgromo (Alleanza Cattolica è un’associazione civica e culturale di cattolici, specializzata nello studio sistematico e nella diffusione tematica del Magistero della Chiesa, in particolare della sua dottrina sociale, quindi nell’applicazione dei princìpi desunti da questo studio ai problemi dell’attualità sociale, politica e culturale).

I registri – si legge nel comunicato – non sono “facilitazioni burocratiche” intese a servire buone intenzioni; sono cedimenti ad una mentalità radicale, libertaria e ideologica e servono a “pubblicizzare” una prospettiva anti-vita.

Il malato terminale, il disabile, l’anziano ci testimoniano la domanda fondamentale sulla vita e sui rapporti con ciò che abbiamo ricevuto e su ciò che possiamo donare, e affermano che la vita di un uomo può avere un senso e un significato profondo anche in situazioni estreme e va aiutata, accompagnata e non considerata come “scarto” di produzione.

È sconcertante constatare – continua la Sgromo nella nota – come il Consiglio Comunale abbia approvato una iniziativa maldestra. Infatti, non esiste alcun fondamento né costituzionale, né normativo che giustifichi l’adozione del provvedimento da parte del Consiglio Comunale. È noto che la Pubblica Amministrazione può esercitare i propri poteri solo fondandosi sul principio di legalità.

È vero che la registrazione da parte del Comune si può ricondurre allo svolgimento delle funzioni istituzionali proprie del Comune nei settori dei servizi alla persona e agli scopi che l’ente locale territoriale ritiene meritevole di tutela, i quali non possono mai, però, pervenire fino al punto di considerare la dichiarazione anticipata di trattamento quale diritto all’autodeterminazione terapeutica vincolante nei confronti del medico; trattandosi di materia di diritti in quanto tale è sottratta all’autonoma disponibilità degli enti territoriali.

Ribadiamo il nostro no ai registri sul testamento biologico, all’eutanasia e all’abbandono terapeutico, il nostro si alla tutela della vita in condizioni di massima fragilità, al principio della indisponibilità della vita umana, alla alleanza terapeutica medico/paziente, alle cure palliative, alla terapia del dolore, all’alimentazione e all’idratazione.

Non comprendiamo – si legge in conclusione – questa “fuga in avanti” ideologica di schieramenti politici “moderati”. In un momento di crisi generale e diffusa ci aspettavamo segnali positivi di sostegno concreto nei confronti di quelle famiglie, numerose, con malati terminali o disabili, piuttosto che l’approvazione di dispositivi che mirano a favorire una mentalità che porta inesorabilmente a prostrare ulteriormente il corpo sociale della nostra città. È forse questa la ‘buona politica’?”

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