Tomaino (Confial): a Crotone il riscatto è possibile, dal 2026 più realtà e meno retorica

in Attualitàprovincia di Crotone
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Il 2026 può rappresentare per Crotone un passaggio decisivo: l’anno in cui il territorio smetta di vivere di emergenze, di attese e di narrazioni rassegnate, e scelga invece di costruire una prospettiva di sviluppo credibile, condivisa e possibile. Una prospettiva che non nasca da annunci, ma dalla consapevolezza che la città ha dentro di sé le capacità, le energie e le competenze per riuscirci.

Pagato un prezzo altissimo

Un auspicio di cui si dice certo Fabio Tomaino, Segretario Provinciale Confederale della Confial di Crotone, che ha voluto sottolineare come il territorio pitagorico non sia senza risorse: “ha pagato prezzi altissimi, ma – sbotta – continua a reggersi grazie ad aziende che producono e resistono, a lavoratrici e lavoratori che ogni giorno tengono in piedi servizi essenziali, a cittadini che non hanno smesso di sperare e che credono ancora in un percorso di riscatto collettivo”.

Per Tomaino, dunque, è da qui che bisogna partire: dalla realtà ed abbandonando la retorica: “La prima condizione dello sviluppo – diceè la sicurezza della vita quotidiana. Sicurezza ambientale, sanitaria, sociale. Per questo il futuro di Crotone comincia dalla salute”.

Il riferimento è anche e soprattutto alla bonifica che a detta del sindacalista “non può più essere considerata un problema da rinviare o una pratica amministrativa da gestire a distanza” ma che anzi deve diventare una grande occasione di rigenerazione economica, occupazionale e sociale.

“Bonificare – sbotta il segretario – significa restituire fiducia ai cittadini, creare lavoro vero e qualificato, attivare filiere produttive locali, garantire prevenzione e tutela della salute. Dopo decenni di attesa, lo Stato deve assumere un ruolo protagonista, perché senza giustizia ambientale non può esserci sviluppo duraturo”.

Dall’Ambiente alla sanità

“Ambiente e lavoro non sono in contrapposizione. Possono e devono camminare insieme” sottolinea ancora Tomaino secondo cui la tutela della costa e del mare, l’agricoltura di qualità, le filiere locali, il turismo sostenibile, l’innovazione e le comunità energetiche rappresentano opportunità concrete, “non slogan”.

“Crotone può crescere valorizzando le proprie vocazioni, senza consumare il territorio, ma rendendolo più forte, attrattivo e competitivo” dice.

Ed ancora: secondo il dirigente sindacale, anche la sanità è un altro pilastro irrinunciabile: “Non può reggersi solo sulla dedizione del personale, che va ringraziato e rispettato, ma deve poggiare su organizzazione, trasparenza e scelte strutturali. Servono servizi territoriali efficaci, prevenzione, medicina di prossimità, conti in ordine e valorizzazione del lavoro. Una sanità che funziona non è solo un diritto: è un fattore di coesione sociale e di sviluppo”.

Poi la scuola che rappresenta la prima vera politica industriale del territorio: “Investire in edifici sicuri, servizi adeguati e progetti educativi significa costruire futuro. Legalità, solidarietà, inclusione, orientamento e formazione devono diventare strumenti concreti per trattenere energie, dare opportunità ai giovani e rafforzare il legame tra istruzione, lavoro e comunità”, sbotta.

Il lavoro e le infrastrutture

Per non parlare del lavoro che “resta il cuore di ogni prospettiva di crescita. Difendere l’occupazione esistente e crearne di nuova è una priorità assoluta. Le clausole sociali negli appalti devono essere rispettate fino in fondo, senza scorciatoie e senza discriminazioni territoriali. Il lavoro non può dipendere dal Cap e il territorio non può continuare a subire decisioni assunte lontano dai luoghi in cui le persone vivono e lavorano”.

Infine le infrastrutture e i servizi che secondo Tomaino devono essere pensati “come una rete che unisce: porto, ferrovia, aeroporto, viabilità, digitalizzazione e pubblica amministrazione efficiente non sono compartimenti stagni, ma parti di un unico disegno. Crotone cresce se cresce l’intera provincia, se città e aree interne camminano insieme, senza contrapposizioni sterili”.

Per rendere tutto questo possibile, però, serve un metodo nuovo, fondato sulla responsabilità e sull’unità. “Un patto territoriale permanente che coinvolga istituzioni, parti sociali, imprese, scuola, sanità e terzo settore, con obiettivi chiari, tempi certi e trasparenza. Non tavoli occasionali, ma un lavoro continuo, misurabile, condiviso”.

“Crotone ha tutto per riuscirci: persone, competenze, imprese resilienti, lavoratori consapevoli, cittadini che non si arrendono. Il 2026 può essere l’anno in cui queste energie vengono finalmente messe in rete, trasformando le criticità in opportunità e la speranza in un progetto concreto di sviluppo e dignità”, conclude Fabio Tomaino.

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