Un anonimo capannone, all’apparenza uno come tanti ma che al suo interno nascondeva quello che per la ‘ndrangheta è un vero e proprio “tesoro”: un arsenale super assortito di armi, munizioni e, soprattutto, di pericolosissimi esplosivi, quest’ultimi con tanto di telecomandi per attivarne la deflagrazione a distanza.

L’intuizione e la scoperta
La scoperta, nelle scorse ore, nella piana di Gioia Tauro, non nuova a ritrovamenti simili. L’ultimo, per esempio, appena una decina di giorni fa, che ha convinto le fiamme gialle reggine della necessita di aumentare le perlustrazioni nella stessa zona.
Una intuizione rivelatasi giusta: a poca distanza dal terreno dove a fine dicembre era stato scovato il precedente arsenale, i militari hanno controllato la rimessa industriale dentro al quale si sono imbattuti in circa cinquemila munizioni, due pistole, un fucile mitragliatore, una bomba a mano, un ordigno artigianale, due panetti di esplosivo al plastico e un sistema telecomandato.

Gli arresti in flagranza
Contestualmente, due persone sono state arrestate in flagranza dopo esser state sorprese nel capannone mentre cautelavano gli armamenti. Una di loro è stata trovata con circa 5mila euro in contanti, che sono stati sequestrati.
Sono ora in corso indagini per accertare da dove siano arrivate le armi e le munizioni, che si ritiene possano essere state acquisite sia da trafficanti esteri che attraverso internet, tramite canali specifici.

Il risultato finale
Tra l’operazione scorsa e questa, nel complesso si sono levata alla disponibilità della criminalità organizzata locale tre pistole mitragliatrici, un fucile mitragliatore, quindici pistole, cinquemila cartucce, un ordigno artigianale, due panetti di esplosivo al plastico, un sistema telecomandato per governare la detonazione a distanza e una bomba a mano.





























