“La scrivente organizzazione sindacale, nell’ambito delle proprie funzioni di rappresentanza e tutela della salute collettiva e delle condizioni di lavoro, ritiene doveroso sottoporre alla vostra attenzione una valutazione di carattere generale, connessa all’attuale quadro emergenziale che sta interessando il territorio regionale”. Così in una nota il segretario provinciale di Confial Crotone, Fabio Tomaino.
“Le informazioni provenienti dagli organi di stampa e dalle strutture sanitarie evidenziano una fase di particolare criticità determinata dalla diffusa circolazione di virus influenzali e respiratori, con effetti rilevanti sul funzionamento dei pronto soccorso e degli ospedali, caratterizzati da un incremento significativo degli accessi, reparti sottoposti a forte pressione e da un coinvolgimento sempre più esteso anche di persone in età lavorativa”.
“Tale scenario impone una riflessione condivisa sull’adozione di misure preventive coerenti con i principi costituzionali e con il quadro normativo vigente in materia di tutela della salute e sicurezza” viene dunque evidenziato. “Si richiama, in primo luogo, l’articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività, imponendo alle istituzioni pubbliche l’adozione di misure idonee a prevenirne il pregiudizio”.
“Si richiama altresì il Decreto Legislativo n. 81/2008, che pone in capo ai datori di lavoro l’obbligo di adottare tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la salute dei lavoratori, secondo il principio della massima prevenzione tecnicamente possibile” prosegue il testo. “In tale contesto si inserisce anche la disciplina del lavoro agile, introdotta dalla Legge n. 81/2017, quale modalità ordinaria e flessibile di esecuzione della prestazione lavorativa, idonea – laddove compatibile con le mansioni – a ridurre i rischi derivanti da fattori ambientali, logistici e organizzativi”.
“Alla luce di tali riferimenti, l’estensione ai livelli massimi possibili del lavoro da remoto (smart working) appare una misura coerente con l’ordinamento, in quanto finalizzata a: limitare l’esposizione al rischio di contagio nei luoghi di lavoro e negli spostamenti quotidiani; garantire una tutela effettiva della salute delle lavoratrici e dei lavoratori; offrire una protezione indiretta ma significativa alle persone conviventi in condizioni di fragilità, quali anziani, soggetti con patologie croniche o condizioni sanitarie particolari; contribuire alla riduzione della pressione sulle strutture sanitarie; assicurare, nel contempo, la continuità organizzativa e funzionale delle attività produttive e dei servizi”.
“La tutela della salute, specie in una fase emergenziale, non può essere considerata un ambito settoriale, ma rappresenta un interesse pubblico primario che richiede un’azione coordinata tra istituzioni, mondo del lavoro, imprese e organizzazioni sociali” viene dunque ribadito. “Alla luce di quanto esposto, la scrivente invita le SS.LL., ciascuna per le proprie competenze e prerogative istituzionali, a valutare l’opportunità di promuovere un’azione di sensibilizzazione e indirizzo istituzionale rivolta alle aziende operanti sul territorio, finalizzata a favorire, nelle attività compatibili, il ricorso al lavoro agile quale strumento temporaneo di prevenzione e tutela della salute pubblica”.
“Un’iniziativa istituzionale in tal senso costituirebbe un segnale di attenzione, responsabilità e coerenza normativa, oltre che un utile supporto al tessuto produttivo nell’affrontare una fase complessa con strumenti adeguati e condivisi” si legge in conclusione. “La scrivente resta a disposizione per ogni eventuale approfondimento o confronto, nella convinzione che solo attraverso una collaborazione leale e strutturata tra istituzioni e parti sociali sia possibile garantire risposte efficaci a tutela della comunità”.































