Delitto Lea Garofalo, Pm: “Omicidio comune non di ‘ndrangheta”

in Cronacaprovincia di Crotone
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Il delitto di Lea Garofalo, la collaboratrice di giustizia originaria di Petilia Policastro, sequestrata e uccisa a Milano e poi sciolta nell’acido nel 2009, secondo il pm Marcello Tatangelo, sarebbe un omicidio comune e non di ‘ndrangheta. Attualmente è in corso un processo a Milano e nell’udienza di stamattina, il pm ha sostenuto che, pur essendo gli indagati espressione di una cosca del crotonese, con il delitto la ‘ndrangheta non c’entra.

Lea Garofalo e oggi la figlia Denise sono parte civile contro il padre e gli zii imputati, non sarebbero più, quindi, vittime di mafia, decisione che sta suscitando polemiche; al momento c’è solo l’aggravante della premeditazione e non quella mafiosa, contestato al momento degli arresti. Da segnalare, poi, il fatto che secondo la testimonianza di un altro pentito, l’intenzione di uccidere e far sparire il cadavere di Lea era stata manifestata da Cosco davanti “ad altri due “reggenti” della ‘ndrangheta calabrese”. Infine, un giudice di Campobasso ha già condannato uno degli imputati per il tentato sequestro della stessa Lea Garofalo avvenuto sei mesi prima, con l’aggravante della finalità mafiosa.

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