Gli inquirenti parlano di un vero e proprio clima di paura, costante, fatto di minacce quotidiane e di richieste di soli imposte con la forza. Uno scenario ricostruito dai Carabinieri della Stazione di San Ferdinando, nel reggino, che nelle scorse ore hanno arrestato e portato in carcere, su ordine del Gip del Tribunale di Palmi, un uomo originario del Ghana, domiciliato presso la tendopoli cittadina, ed a cui si contestano gli atti persecutori e la tentata estorsione aggravata dall’uso di armi.
La lite per l’elettricità
L’attività investigativa, ha preso avvio dalle ripetute denunce presentate da un connazionale dell’indagato. Racconti dettagliati che fanno ritenere ai militari di aver fatto luce su una lunga sequenza di soprusi, iniziata nell’ottobre 2025 per un banale dissidio legato all’alimentazione elettrica.
Secondo quanto ricostruito, da quel momento il ghanese avrebbe fatto irruzione nella tenda della vittima danneggiandone i beni e minacciandola di morte con un’accetta. Un episodio che avrebbe segnato l’inizio di una vera e propria escalation di violenze e intimidazioni.

Un quadro grave
Le indagini hanno delineato un quadro particolarmente grave: i militari sostengono che l’indagato, spesso armato di machete, coltelli o accette, avrebbe imposto il pagamento quotidiano di somme comprese tra i 50 e i 100 euro, qualificandole come una sorta di “affitto”.
Il mancato pagamento avrebbe portato altre minacce, aggressioni verbali e il divieto di dormire nella propria tenda o di ospitare altre persone, trasformando di fatto il rapporto in un sistema estorsivo continuativo.
Non solo richieste di denaro, ma anche comportamenti umilianti e atti intimidatori volti a soggiogare psicologicamente la vittima, costretta a vivere in uno stato continuo di ansia e timore.
La paura di ritorsioni l’avrebbe spinta anche a modificare radicalmente le sue abitudini quotidiane, evitando persino di allontanarsi o di lasciare incustodito il proprio alloggio.
Il sequestro dell’accetta
Determinante, ai fini del quadro indiziario, il sequestro dell’accetta che si ritiene utilizzata per le minacce, rinvenuta dai Carabinieri nel corso di una perquisizione.
Al termine delle formalità di rito, l’uomo è stato così tradotto presso la Casa Circondariale, come disposto dall’Autorità Giudiziaria, per tutelare l’incolumità della persona offesa e prevenire ulteriori condotte violente.


























