Una serie di operazioni chirurgiche condotte dai finanzieri nel porto di Gioia Tauro che grazie a un monitoraggio costante e all’intensificazione delle ispezioni sulle migliaia di container che ogni giorno transitano nello scalo calabrese, sono riusciti a intercettare un altro imponente carico di morte destinato ai mercati di mezza Europa.

Il fiuto dei cani
La prima parte del “tesoro” proibito è emersa dall’oscurità di un carico di legname. Un viaggio iniziato in America del Nord e avrebbe dovuto concludersi in Medio Oriente si è interrotto grazie agli scanner e all’infallibile fiuto delle unità cinofile.
Insieme ai funzionari dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, le fiamme gialle hanno scovato decine di panetti di cocaina purissima nascosti tra le assi di legno, interrompendo una delle tante vie utilizzate dai cartelli per spostare la merce oltreoceano.

Agguato sul litorale
Un secondo colpo al narcotraffico è avvenuto a pochi passi dalle banchine, lungo il litorale adiacente allo scalo. Qui, un uomo a bordo di una piccola imbarcazione ha tentato una rischiosa manovra di esfiltrazione via mare, cercando di portare a terra un altro carico di droga appena scaricato. I militari lo hanno sorpreso e arrestato proprio mentre cercava di fuggire.
Questa tecnica conferma quanto le organizzazioni criminali siano pronte a diversificare i metodi di recupero pur di sfuggire alla sorveglianza terrestre.

I segreti della nave
L’operazione più spettacolare, però, ha coinvolto i sommozzatori dei Roan di Vibo e Palermo. Gli specialisti si sono immersi per ispezionare la chiglia di una nave proveniente dal continente americano, scoprendo un nascondiglio ingegnoso.
La coca era stata nascosta difatti in un vano ricavato nelle prese a mare dell’imbarcazione, un punto quasi invisibile ai normali controlli.
In totale sono stati così sequestrati quasi 400 chili di droga suddivisi in 309 panetti: se fossero arrivati al dettaglio, avrebbero fruttato un guadagno di circa 60 milioni di euro.
Gli atti sono ora al vaglio della Procura della Repubblica di Palmi, sotto la direzione del procuratore Emanuele Crescenti.































