I flussi di visitatori registrati al Muzé – Spazio Arbëria arrivano da Paesi come Albania, Kosovo, Germania e Belgio, oltre che da numerose regioni della Penisola Italiana. Un pubblico eterogeneo spinto da motivazioni differenti: c’è chi cerca di riannodare i fili delle proprie origini familiari, chi desidera scoprire per la prima volta la cultura arbereshe e chi inserisce questa tappa all’interno di un itinerario più ampio alla scoperta dei territori italo-albanesi della Calabria.
Oltre il concetto di museo tradizionale
Il Muzé si propone come un luogo dinamico di narrazione, confronto e contaminazione generazionale. Attraverso i simboli, la lingua, le tradizioni e la memoria storica, lo spazio espositivo trasforma il patrimonio culturale in uno strumento per creare nuove relazioni umane e territoriali. La dimensione espositiva si intreccia così con la contemporaneità, offrendo un’esperienza immersiva a chiunque varchi la soglia dell’edificio.
L’identità come motore di sviluppo
Un’impostazione confermata anche dalle parole di Ettore Bonanno, presidente dell’associazione Fili Meridiani Aps, il quale ribadisce come ogni presenza rappresenti un’occasione per mostrare come l’Arbëria sappia dialogare con il mondo esterno. La visione portata avanti dall’associazione mira a coniugare la tutela delle radici storiche con la promozione turistica ed economica di Pallagorio e dell’intero comprensorio, trasformando la memoria in una porta aperta verso il futuro.






























