La Calabria affronta una vera e propria emergenza climatica che minaccia l’ambiente, l’economia e la salute della popolazione. I dati raccolti dall’Osservatorio Città Clima di Legambiente evidenziano infatti 134 eventi meteorologici estremi tra il 2010 e il 2026, di cui 116 registrati dal 2015 in poi e ben 19 nei soli primi mesi del 2026.

Una forte accelerazione
Un forte accelerazione che dimostrerebbe, secondo l’osservatorio, come il cambiamento climatico provochi sia periodi prolungati di siccità con conseguenti crisi idriche e incendi, sia tempeste e devastanti alluvioni.
Il caldo eccessivo danneggia l’agricoltura e incrementa la diffusione di malattie; l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima infatti 200mila morti premature negli ultimi quattro anni a causa delle ondate di calore.
Frenare l’aumento delle temperature, provocato da cause antropiche, rappresenta ormai una priorità fondamentale per la sopravvivenza.

Un netto cambio di rotta
L’unica soluzione concreta per mitigare gli effetti di questa crisi risiede nell’abbandono definitivo delle fonti fossili come petrolio, carbone e gas naturale, considerati altamente inquinanti e costosi.
Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria, sottolinea la necessità di tagliare rapidamente le emissioni di gas serra in ogni settore. Le energie fossili alimentano forti interessi economici che generano conflitti per il controllo delle risorse e gravano sui bilanci delle famiglie.
I costi elevati dell’energia e dei beni alimentari colpiscono in particolar modo i ceti meno abbienti, accentuando le disuguaglianze sociali. Per coniugare tutela ambientale e sviluppo economico occorre quindi investire con decisione sugli impianti di energia rinnovabile.
Costo energia alle stelle, una randellata ad imprese e famiglie. Che frena la Calabria
Lo sviluppo delle “pulite”
Attualmente la Calabria dipende in larga misura dai combustibili fossili per la produzione elettrica. Meno del 40% dell’energia prodotta proviene da fonti pulite, principalmente dal solare fotovoltaico, seguito da bioenergie, eolico e idroelettrico.
Per raggiungere gli obiettivi della Commissione Europea, che prevedono l’abbattimento del 90% delle emissioni entro il 2040 e il traguardo delle emissioni zero nette entro il 2050, la regione deve pianificare lo sviluppo dell’eolico a terra e offshore e del fotovoltaico.
È indispensabile incentivare le comunità energetiche rinnovabili, valorizzando aree industriali, cave dismesse e terreni agricoli non produttivi. Risulta inoltre cruciale promuovere l’agrivoltaico avanzato, la produzione di biogas, biometano, idroelettrico e idrogeno verde.

Le opportunità per il futuro
Il Decreto Aree Idonee stabilisce per la Calabria un obiettivo minimo di 3173 megawatt di nuova potenza da fonti rinnovabili entro il 2030.
La transizione ecologica non rappresenta soltanto una necessità ambientale, ma anche un’occasione unica per creare nuovi posti di lavoro nella green economy e ridurre il divario territoriale.
L’esperienza del piccolo comune di San Sostene dimostra come queste tecnologie possano persino contrastare lo spopolamento. È giunto il momento di superare le resistenze ideologiche e cogliere le opportunità offerte da un modello energetico sostenibile e proiettato verso il futuro.































