Casa d’appuntamento a Rende. Assolta la proprietaria dell’appartamento

Cosenza Cronaca

Il giudice Claudia Pingitore, del tribunale di Cosenza ha assolto una donna cinese, L.Y. le sue iniziali, accusata di favoreggiamento della prostituzione e dell’immigrazione clandestina.

La vicenda che la vedeva coinvolta risale al primo luglio dell’anno scorso, quando scattò un maxi blitz della Polizia in 27 province italiane (QUI).

Nel mirino degli uomini della Squadra Mobile bruzia finì anche una casa di piacere situata nella centralissima via Majorana di Rende. Un agente si finse cliente e telefonò ad un numero preso da un annuncio online nel quale si offrivano prestazioni sessuali, ovviamente a pagamento.

Dopo aver preso accordi telefonici con una ragazza, l’infiltrato entrò nell’appartamento: ad aprirgli la porta una donna cinese che lo condusse in camera da letto dove ad attenderlo c’era una sua connazionale in lingerie. Immediatamente gli altri colleghi della Mobile fecero così irruzione e nella camera furono ritrovate salviettine umidificate, profilattici e sex toys.

Gli annunci col suo numero

Dalle indagini successive era merso un dato ancora più grave: una terza donna cinese, appunto l’imputata, non presente in casa durante la perquisizione, era risultata la proprietaria dell’appartamento ed addirittura l’intestataria del numero di telefono utilizzato per gli annunci sui siti di incontri.

Da qui, dunque, il suo rinvio a giudizio con l’accusa di aver favorito e promosso sui siti internet la prostituzione della connazionale sorpresa dalla polizia, e per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, visto che la seconda cinese, travata in casa ed identificata durante il blitz, risultava essere clandestina in Italia e già destinataria di un provvedimento di espulsione.

Il processo col rito abbreviato

L’indagata (difesa dall’avvocato Mario Alberelli) aveva chiesto di essere giudicata rito abbreviato. L’accusa, rappresentata dalla Procura della Repubblica di Cosenza, ne aveva chiesto la condanna ma il Giudice, accoglimento le tesi del suo legale, che ha puntato a dimostrare l’assenza di indizi certi quanto ai reati contestati, la assolta con formula “perché il fatto non sussiste” quanto al favoreggiamento della prostituzione e del “poiché il fatto non costituisce reato” quanto al favoreggiamento dell’immigrazione.