Antimafia, Bindi: economia illegale non dà ricchezza, fuori da Pil

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Il regolamento adottato dall'Istat, su indicazione di Eurostat, per calcolare l'incidenza sul Pil dell'economia illegale "non può valere per il nostro Paese: le attività scelte - droga, prostituzione e contrabbando - sono in larga parte controllate dalla grande criminalità organizzata e sono estranee al concetto di 'consenso volontario', ovvero di accordo tra chi vende e chi compra". Lo ha affermato il presidente della Commissione antimafia, Rosy Bindi, nel corso dell'audizione del presidente dell'Istat, Giorgio Alleva.

"Va riconsiderata l'adesione al regolamento - ha spiegato Bindi - l'Italia non potrebbe essere sottoposta a infrazione per questo".

"Le attività illegali - ha premesso Bindi - sottraggono, non portano denaro; rappresentano un impoverimento, non un arricchimento del Paese". Quanto ai tre business criminali scelti a livello europeo, "in un Paese come il nostro, fortemente condizionato dalla presenza di mafia, camorra e 'ndrangheta, faccio fatica a vedere dove starebbe la 'libera volontà' alla base degli scambi. Non mi convince nemmeno che siano escluse altre attività illecite: sarà pure colpa dell'articolo 18 se l'Italia non attrae investitori stranieri ma io credo che contino molto di piu' l'incidenza della criminalità organizzata e della corruzione, anche in occasione di grandi eventi".

"Quello del rapporto tra economia ed etica - ha sottolineato Alleva - è un tema importante, in tutti i Paesi europei il dibattito sul peso dell'economia illegale ha catturato l'attenzione dei media e l'occasione è buona per provare a migliorare gli elementi di calcolo".

"Noi abbiamo applicato il regolamento - ha ricordato il presidente dell'Istat - I dati di base utilizzati sono di natura pubblica ma non provengono da rilevazioni della statistica ufficiale che, sino ad ora, non ha affrontato la misurazione diretta di queste attività. In generale, poiché le attività illegali sono praticate da soggetti con forti incentivi a occultare il proprio coinvolgimento, sia come produttori sia come consumatori, le stime sono affette da un margine di errore decisamente superiore a quello che caratterizza altre componenti del Pil". "Il regolamento - ha ribadito Alleva - adotta, il criterio di includere soltanto le attività illegali basate sul concetto di 'consenso volontario' che si esplicita in un mutuo accordo tra i soggetti coinvolti nella transazione. Le difficoltà di misurare il volume d'affari delle attività illegali sono rilevanti, per la mancanza di informazioni statistiche strutturate sulle quantità prodotte, i prezzi e i fattori impiegati per produrli. La stima del valore aggiunto e degli altri aggregati si basa, quando le fonti informative lo consentono, su indicatori di domanda. In questo caso le stime considerano prevalentemente informazioni relative agli utilizzatori finali del bene o servizio illegale e ai loro comportamenti di consumo. In altri casi si utilizzano indicatori di offerta, stimando il valore della produzione a partire da informazioni sulle unità produttive coinvolte o sulle merci sequestrate". (AGI)