Mentre le coste della Calabria jonica sono invase da un turismo caotico, il centro storico di Montepaone ha scelto di dedicare un pomeriggio e una serata alla riflessione su temi cruciali e drammatici dell’attualità. Il comune ha patrocinato una serie di eventi volti a superare la narrazione mediatica spesso parziale e a stimolare un confronto critico tra i partecipanti.
Un’analisi della contemporaneità
L’evento si è aperto nella splendida sala consiliare di Palazzo Pirrò, dove un pubblico numeroso, composto da giovani e meno giovani, ha discusso del recente libro dello storico Piero Bevilacqua, La guerra mondiale a pezzi e la disfatta dell’Unione Europea (Mimesis 2024). L’autore ha offerto una lettura attenta del nostro tempo, mettendo in discussione stereotipi e “verità preconfezionate”. A confrontarsi con lui sono stati Gregorio De Paola, Giuseppe Iozzo, Raimonda Bruno e Massimo Iiritano, in un dibattito che ha aperto la strada a un vivace scambio di posizioni.
La questione palestinese
La seconda parte della serata si è svolta presso la Casa d’Arte Visioni Mediterranee, dove è stato presentato il docufilm “The Wall” della regista e attivista palestinese Mira Sidawa. Il film, un documento inedito, ha permesso al pubblico di “entrare nel vivo del dramma palestinese attraverso gli occhi dei suoi diretti protagonisti”, come sottolineato dal testo. Un’opera che ha mostrato come sia doveroso non chiudere gli occhi di fronte a quella che la comunità internazionale condanna come un massacro.
A seguire, un confronto acceso, guidato dai ragazzi del collettivo studentesco Sagitta di Catanzaro, ha messo in luce l’urgenza di verità e giustizia che anima le nuove generazioni. La loro partecipazione ha dimostrato una consapevolezza e un impegno dai quali gli adulti hanno molto da imparare.
“Filoxenìa”: un’opera per l’accoglienza
A fare da cornice all’incontro, è stata presentata l’opera collettiva “Filoxenìa“, realizzata sotto la guida dell’artista australiana Virginia Ryan, insieme alla comunità multietnica di Camini. Curata da Lara Caccia, l’opera è un esempio concreto di “interazione fatta di ascolto e accoglienza, unico antidoto possibile alle guerre e ai conflitti che ci assediano da ogni parte“. L’opera è visitabile su prenotazione presso la Casa d’Arte di Montepaone.






























