Agricoltura in crisi, CIA Calabria proclama lo stato di agitazione permanente

in Attualitàprovincia di Calabria
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La crisi del comparto agricolo calabrese si aggrava e CIA-Agricoltori Italiani Calabria proclama lo stato di agitazione permanente degli agricoltori. La decisione arriva in risposta a una situazione che, secondo l’organizzazione, mette a rischio la continuità di numerose aziende agricole, strette tra l’aumento dei costi di produzione, il calo dei prezzi riconosciuti all’origine e la crescente concorrenza di prodotti importati.

Alla base della mobilitazione c’è il manifesto Terra Calabra: Dignità, Sovranità, Futuro, approvato dal comitato esecutivo regionale su impulso del consiglio direttivo di CIA Calabria. Il documento individua tre priorità ritenute indispensabili per il futuro dell’agricoltura regionale: tracciabilità delle produzioni, riconoscimento di un prezzo giusto agli agricoltori e applicazione del principio di reciprocità negli scambi commerciali internazionali.

«Il Made in Italy deve garantire l’origine delle materie prime»

Uno dei punti centrali della protesta riguarda la tutela del marchio italiano. Per CIA Calabria, il concetto di Made in Italy non può limitarsi a operazioni di confezionamento o trasformazioni marginali effettuate sul territorio nazionale, ma deve rappresentare la reale provenienza delle materie prime.

L’organizzazione chiede quindi l’obbligo di indicare chiaramente in etichetta l’origine delle materie prime utilizzate nei prodotti trasformati e punta il dito contro le cosiddette triangolazioni commerciali, che consentirebbero a prodotti importati di essere percepiti dai consumatori come italiani dopo lavorazioni minime.

Tra le richieste avanzate c’è anche il rafforzamento dei controlli nei porti e nei principali snodi commerciali, con particolare attenzione al porto di Gioia Tauro, per contrastare frodi e pratiche che penalizzano le produzioni autentiche del territorio.

Prezzi agricoli e costi di produzione: la richiesta di un prezzo minimo garantito

Secondo CIA Calabria, gli agricoltori non possono più sostenere una situazione in cui i costi aumentano mentre i prezzi riconosciuti ai produttori continuano a diminuire.

L’organizzazione propone l’introduzione di un prezzo minimo garantito, calcolato sulla base dei costi medi di produzione rilevati ufficialmente da Ismea. L’obiettivo è impedire che i contratti di filiera prevedano compensi inferiori alle spese necessarie per produrre.

Viene inoltre richiesta una maggiore severità contro le pratiche commerciali sleali e contro quegli accordi che, secondo CIA Calabria, non garantiscono una remunerazione adeguata agli agricoltori.

A livello regionale viene proposta anche l’istituzione di un osservatorio permanente sui costi di produzione delle principali colture calabresi, dagli agrumi alle olive, fino ai fichi e alle altre produzioni identitarie. Lo strumento avrebbe il compito di monitorare il mercato, individuare squilibri e contribuire alla tutela del reddito agricolo.

Importazioni e reciprocità: «Stesse regole per tutti i produttori»

Altro tema centrale della mobilitazione è quello della concorrenza internazionale. CIA Calabria sostiene che gli scambi commerciali possano essere equi soltanto se tutti i produttori rispettano gli stessi standard ambientali, sanitari, sociali e lavorativi.

L’organizzazione chiede quindi limitazioni alle importazioni da Paesi extraeuropei che non garantiscono gli stessi requisiti richiesti alle imprese agricole italiane, richiamando l’attenzione sul rischio di prodotti ottenuti con pratiche vietate nell’Unione Europea o con condizioni di lavoro non conformi agli standard nazionali.

Tra le proposte figurano misure contro il dumping sociale e ambientale, l’utilizzo di strumenti doganali adeguati e l’attivazione di clausole di salvaguardia nei casi in cui l’ingresso massiccio di prodotti esteri provochi squilibri di mercato e un forte calo dei prezzi per le aziende locali.

La mobilitazione continuerà senza scadenza

Lo stato di agitazione, annuncia CIA Calabria, resterà attivo fino all’arrivo di risposte concrete da parte delle istituzioni regionali, nazionali ed europee.

L’organizzazione prevede iniziative pubbliche, assemblee territoriali e nuove azioni di mobilitazione per riportare al centro del dibattito il ruolo dell’agricoltura come settore strategico per l’economia, il territorio e la sicurezza alimentare.

«Difendere gli agricoltori significa tutelare il territorio, il lavoro, le comunità rurali e il futuro delle nuove generazioni», sottolinea CIA Calabria. Il messaggio conclusivo della mobilitazione è racchiuso nello slogan scelto dall’organizzazione: «Se non è coltivato qui, non è Made in Italy».

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