L’alba non è ancora spuntata su Crotone quando una ottantina di militari del Comando Provinciale, stamani, hanno dato il via a una massiccia operazione: non una semplice ispezione, ma un intervento coordinato che ha visto impegnati i finanzieri in sedici perquisizioni, colpendo il cuore delle istituzioni locali. Tra gli uffici della Provincia e del Comune pitagorico, ma anche dentro studi professionali e abitazioni private, gli investigatori hanno cercato prove digitali e cartacee di un presunto meccanismo che per troppo tempo avrebbe operato nell’ombra.

Il drenaggio del denaro pubblico
Al termine, il bilancio parla chiaro: venti avvisi di garanzia notificati ad altrettante persone che, secondo la Procura locale, avrebbero tradito la fiducia dei cittadini.
Al centro dell’indagine un giro vorticoso di affidamenti ritenuti illeciti. Le fiamme gialle sostengono di aver scoperchiato un sistema capace di drenare denaro pubblico per circa 400mila euro.
L’ipotesi è che una struttura, definita come ben organizzata, vedesse collaborare stabilmente funzionari pubblici e professionisti che avrebbero orientato gli affidamenti diretti di servizi tecnici calpestando le regole sulla trasparenza e sull‘imparzialità.
Gli indagati avrebbero agito in associazione tra loro, ignorando sistematicamente il principio di rotazione previsto dalle norme sui contratti pubblici, trasformando la gestione della cosa comune in un affare privato a vantaggio di pochi.

I reati contestati dalla Procura
Le accuse formulate dalla Procura, guidata da Domenico Guarascio, vanno dalla corruzione al falso ideologico in atto pubblico, dalla frode nelle pubbliche forniture alla truffa aggravata ai danni dello Stato.
Un fiume di soldi che sarebbero stati sottratti alla collettività e sarebbero finiti in parte nelle tasche di un funzionario pubblico, che li avrebbe utilizzati per vivere agiatamente: acquistando auto, stipulando premi assicurativi, facendo viaggi, soggiorni e continui prelievi di contante.
L’altre parte del denaro sarebbe invece andato ai professionisti compiacenti, mascherato da fatture per consulenze mai realmente necessarie, secondo accordi di spartizione precisi.
L’intervento non si è fermato ai soli avvisi di garanzia. I finanzieri hanno eseguito un sequestro preventivo d’urgenza che ha colpito il patrimonio degli indagati. Sotto i sigilli sono finite cinque società, di cui due con sede in Emilia Romagna, oltre a immobili, conti correnti e automobili.
I nomi degli indagati
Gli indagati sono Fabio Manica (48 anni) di Crotone; Giacomo Combariati (42) di Crotone; Luca Bisceglia (52) di Crotone; Rosaria Luchetta (47) di Crotone; Alessandro Vallone (45) di Crotone; Vicky Ingarozza (42) di Crotone; Francesco Manica (50) di Crotone; Luca Vincenzo Mancuso (46) di Crotone; Andrea Esposito (47) di Crotone; Gaetano Caccia (50) di Cutro; Domenico Zizza (62) di Crotone; Francesco Maria Benincasa (61) di Rocca di Neto; Raffaele Cavallaro (59) di Cirò Marina; Giuseppe Marinello (48) di Cirò Marina; Ariano Astorino (49) di Isola Capo Rizzuto; Antonio Otranto Godano (56) di Isola; Michele Scappatura (57) di Isola; Bina Fusaro (51) di Corigliano Rossano; Caterina Scavo (31) di Crotone; e Salvatore Valente (36) di Cirò Marina.

La posizione di Manica
L’indagine – chiamata in codice Teorema – si concentra sul ruolo dell’ex vicepresidente della Provincia di Crotone e consigliere di maggioranza al Comune, Fabio Manica, appena domenica scorsa rieletto consigliere provinciale. La procura ha chiesto per lui ed altre quattro persone l’arresto in carcere: deciderà il Gip dopo gli interrogatori di garanzia.
Secondo gli investigatori Manica – che aveva la delega alla centrale di committenza e alla stazione appaltante – avrebbe incassato delle tangenti relativamente a dei lavori nelle scuole Pitagora, Filolao, Gravina e Lucifero, che sarebbero stati affidati a dei professionisti e a società che sarebbero collegati all’ex vicepresidente. Altri affidamenti sarebbero stati ottenuti dai Comuni Cirò Marina e Isola di Capo Rizzuto.
Il passaggio del denaro
Al centro la società Sinergyplus, che si ritiene amministrata di fatto dallo stesso Manica, e da cui sarebbero stato fatto transitare il denaro, in particolare dai conti del suo rappresentante legale per poi finire in un altro conto di cui, secondo la Procura, Manica avrebbe avuto la disponibilità.
I soldi sarebbero stati infine utilizzati per spese personali come comprare una Bmw, pagarsi delle settimane bianche, pranzi in locali e finanche il condominio.































