Calabria tra diritti e futuro, la ricetta Uil: giù l’Irpef e più lavoro per giovani e donne

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I grandi cambiamenti tecnologici devono essere governati e monitorati senza mai perdere di vista la centralità della persona e la dignità di chi lavora. Con questa premessa Mariaelena Senese ha introdotto i lavori del tredicesimo congresso regionale della Uil Calabria, svoltosi oggi a Maierato, focalizzando l’attenzione sul legame indissolubile tra occupazione e nuove tecnologie. Sebbene l’intelligenza artificiale rappresenti una straordinaria opportunità di sviluppo, il sindacato avverte che deve essere guidata dal pensiero e dalla sensibilità umana. Secondo la segretaria, la velocità nell’elaborazione dei dati non potrà mai sostituire la coscienza e il pensiero critico dei lavoratori.

> Roberto Occhiuto

I nodi dell’economia locale

L’analisi del sindacato si sposta poi sui dati reali del territorio emersi dall’ultimo rapporto della Banca d’Italia. Nonostante si registri un certo dinamismo nell’economia calabrese, con un aumento del prodotto interno lordo e delle esportazioni, i numeri nascondono una realtà complessa.

Il reddito pro capite in Calabria si attesta infatti a 16.800 euro, una cifra che risulta ben al di sotto della media nazionale. Questa disparità economica si traduce in una continua fuga di giovani verso altre regioni, un fenomeno alimentato da investimenti concentrati spesso su settori precari e stagionali come il turismo.

> Pierpaolo Bombardieri

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Le proposte per i giovani

Secondo quanto emerso durante il congresso Uil, per invertire la rotta e trattenere le nuove generazioni sul territorio, è necessario proporre soluzioni concrete e strutturali.

La ricetta della Sigla punta in primo luogo sull’abbattimento totale dell’addizionale regionale Irpef per tutti i lavoratori under 35. Il tema salariale cammina di pari passo con la forte pressione fiscale che grava sulle famiglie calabresi.

Attualmente l’aliquota dell’addizionale regionale tocca l’1,73% a cui si aggiungono le addizionali comunali che rasentano i valori massimi consentiti in quasi tutti i municipi, soffocando le buste paga dei più giovani.

> Roberto Occhiuto

Il dramma del lavoro femminile

Un altro capitolo fondamentale riguarda l’occupazione delle donne, i cui dati regionali vengono definiti drammatici. In Calabria la percentuale di donne occupate è appena del 34,9%, un valore distante dal 51% registrato nelle regioni del nord e lontanissimo dal 62% richiesto dai parametri dell’Unione Europea.

Il sindacato giudica contraddittorio incentivare la natalità senza offrire reali tutele. Le parole di Mariaelena Senese sono nette: “Sembra strano e anche ridicolo incentivare la natalità se poi non mettiamo le donne nelle condizioni di poter fare figli e di riuscire a conciliare perfettamente la vita con il lavoro”.

> Roberto Occhiuto
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