Per alcuni la scoperta che l’Alta Velocità ferroviaria in Calabria, per come è stata propagandata per anni, rischia di non arrivare mai è un fulmine a ciel sereno. Eppure, non si tratta affatto di una novità dell’ultima ora. La denuncia arriva forte e chiara da Simone Celebre, Segretario Generale della Fillea Cgil Calabria, che ricorda come il sindacato stia gridando questa verità da anni, spesso isolato nel generale e interessato entusiasmo di una parte della politica locale.
L’illusione dei fondi e la realtà
Mentre la politica festeggiava traguardi mai tagliati, i dati reali raccontavano una storia diversa. Da tempo la Fillea Cgil Calabria va ripetendo che le risorse economiche effettivamente disponibili erano destinate esclusivamente al primo lotto della tratta Battipaglia – Romagnano, e non certo al completamento dell’opera fino a Reggio Calabria. Per anni chi di dovere ha preferito alimentare fumo, illusioni e passerelle elettorali, evitando di fare i conti con la realtà e di difendere i diritti minimi dei cittadini calabresi.
La classe dirigente sotto accusa
Le grandi infrastrutture si costruiscono con le lotte, richiedendo l’impegno di risorse certe, programmazioni credibili e una classe dirigente autorevole. La Calabria e l’intero Mezzogiorno sono stanchi di cambiali in bianco e promesse puntualmente tradite; il territorio esige oggi trasparenza, competenza e un impegno istituzionale concreto. Chi oggi cade dalle nuvole dimostra solo una colpevole superficialità. Chi ieri celebrava trionfi ha il dovere morale di metterci la faccia e assumersi la responsabilità politica del fallimento.
Il nodo del tracciato e il territorio
Il tempo del gioco delle tre carte è finito ed emerge un nodo cruciale che non può più essere aggirato. Oltre alla necessità di reperire i finanziamenti mancanti, la Calabria deve avviare un confronto serio e trasparente sul tracciato dell’Alta Velocità. Una scelta di questa portata non può continuare a essere calata dall’alto o decisa nelle stanze romane. Prima ancora di rincorrere i fondi, è indispensabile condividere una visione d’insieme dell’infrastruttura, ascoltando i sindaci, le amministrazioni territoriali, le categorie produttive e le parti sociali. La ricreazione è finita: o si difendono gli interessi della Calabria, o chi governa tragga le dovute conseguenze.






























