L’Usb, Unione Sindacale di Base, ha tracciato un bilancio della stagione turistica con la sua campagna Cercasi Schiavo 2025, definendo quest’estate come un “flop a tutti gli effetti”. Le cause sarebbero da individuare nella combinazione tra una classe dirigente giudicata inadeguata e una classe imprenditoriale che, con una “visione predatoria” del turismo, avrebbe innalzato i prezzi senza controllo, scoraggiando i visitatori e disperdendo l’onda lunga del turismo interno creata negli anni della pandemia.
Tra lavoro povero e precarietà
Secondo l’Usb, il sistema si reggerebbe difatti sullo sfruttamento della manodopera. I lavoratori del settore, definiti alla stregua di “servi della gleba”, subiscono turni massacranti e salari da fame, senza adeguate tutele.
“Sebbene il turismo produca oltre il 10% del Pil nazionale, gli imprenditori pretendono di realizzare guadagni annuali in poche settimane, rivalendosi sui propri dipendenti” afferma la Sigla.
Le testimonianze raccolte dal sindacato e sui social media delineano quindi un quadro preoccupante di “lavoro povero, subordinazione e precarietà”.

L’ipocrisia dei “fannulloni”
Il sindacato sottolinea poi come in questi anni si sia diffusa una “narrazione tossica” da parte degli imprenditori balneari, che si lamentano della mancanza di lavoratori e accusano i giovani di essere “fannulloni” a causa di sussidi a disposizione, come il Reddito di Cittadinanza.
L’Usb taccia questi racconti come “fandonie impietosamente smentite dai dati”, usate come cortina fumogena per nascondere casi di sfruttamento e abusi sul territorio, come l’allargamento degli stabilimenti a discapito delle spiagge pubbliche.
Per la Sigla, la richiesta di proroghe sulle concessioni, prevista dalla legge Bolkestein, sarebbe quindi un ulteriore tentativo di nascondere l’inadeguatezza professionale degli operatori del settore.
Un appello per il futuro
L’Uub riconosce però che non tutte le attività sono irregolari, ma sottolinea che l’Ispettorato del Lavoro ha certificato che la maggioranza commetterebbe evidenti illeciti.
Per questo, il sindacato si rivolge agli imprenditori virtuosi affinché prendano le distanze dagli sfruttatori e alle autorità territoriali per la creazione di un codice etico che premi, nell’assegnazione delle future concessioni, chi ha costruito “rapporti virtuosi” e offre salari equi e condizioni di lavoro dignitose, sbarrando la porta a chi ha fatto dello sfruttamento un marchio di fabbrica.































