Con una comunicazione ufficiale pervenuta nelle ultime ore, il direttore generale del Comune di Roma ha respinto la richiesta avanzata congiuntamente dal sindaco di Crotone e dai rappresentanti delle sigle sindacali Cgil, Cisl, Uil e Confial. La nota riguardava il servizio di contact center Chiamaroma 060606, per il quale il territorio crotonese chiedeva il ritiro del bando di gara. L’amministrazione capitolina ha giustificato il rigetto sostenendo che non sussisterebbero le condizioni normative per annullare la procedura, aggiungendo che sono ormai decorsi i termini di trenta giorni dalla pubblicazione senza la ricezione di ricorsi formali.
La clausola territoriale
La risposta del Comune di Roma è stata giudicata insoddisfacente dalle istituzioni e dai sindacati crotonesi a causa della sua genericità e di tesi giuridiche ritenute opinabili.
Il punto di maggiore contrasto riguarda la previsione di un punteggio aggiuntivo per le aziende che dispongono di una sede operativa a Roma.
Tale clausola è considerata illogica e irragionevole per un servizio di contact center, che per sua natura può essere gestito agevolmente da remoto, e appare come un criterio discriminatorio idoneo a stravolgere gli esiti della gara a scapito dell’attuale gestione situata in Calabria.
La tutela dei lavoratori
Di fronte a questo diniego, viene sollecitata una presa di posizione decisa da parte della società attualmente titolare della commessa e delle altre imprese partecipanti, affinché impugnino gli atti della procedura per tutelare le proprie ragioni.
La battaglia si sposta dunque sul piano legale, ma rimane ferma anche sul fronte politico e sindacale. L’obiettivo primario è la salvaguardia dei livelli occupazionali per tutti i lavoratori che in questi anni hanno garantito il servizio, maturando un know-how specifico che rischierebbe di andare disperso a causa di scelte burocratiche ritenute penalizzanti.
La mobilitazione
Le organizzazioni sindacali e il Comune hanno confermato che proseguiranno ogni azione necessaria per contrastare questa decisione, che minaccia la stabilità lavorativa di decine di famiglie nel territorio di Crotone.
Il fronte comune tra politica e rappresentanze dei lavoratori intende ribadire che la qualità del servizio e l’esperienza acquisita dagli operatori devono prevalere su criteri di territorialità che appaiono privi di fondamento tecnico.
La vicenda resta aperta in attesa dei prossimi passaggi formali e delle eventuali contromisure giudiziarie che verranno intraprese nei confronti dell’ente capitolino.




























