Il volto di Caulonia è cambiato per sempre tra il 18 e il 21 gennaio scorsi quando la furia del Ciclone Harry ha scaricato sulla costa venti di burrasca e marosi impressionanti, travolgendo le difese esistenti e sbriciolando la passeggiata cittadina. Davanti a questo scenario, il Comune non è rimasto a guardare e ha formalizzato una richiesta di finanziamento da 16,6 milioni di euro. Il documento tecnico, inviato agli enti competenti, punta alla ricostruzione integrale di un’opera che oggi appare spaccata in due.
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Due lotti per la costa
L’analisi dell’Ufficio lavori pubblici ha diviso l’area in due settori. Il Lotto A, a sud, ha visto il mare scavare sotto la pavimentazione appena rinnovata, distruggendo tubature e lampioni.
Qui serviranno 6,8 milioni per inserire palancole in Pvc ad alta resistenza e rifare i sottoservizi. Il Lotto B, a nord, ha subito i danni peggiori: il muro di protezione è sparito e i campi da basket e tennis sono stati rasi al suolo. Per questa zona sono necessari 9, 8milioni per costruire una nuova scogliera in massi naturali e un muro di sostegno più resiliente.
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L’identità di una città
“Il lungomare non è soltanto un’infrastruttura, è l’identità della nostra città”, ha dichiarato con amarezza il sindaco Francesco Cagliuso.
Per il primo cittadino, quella striscia di terra è il luogo dei ricordi estivi e degli incontri tra famiglie, strappato via da una violenza che ancora scuote la comunità.
La determinazione dell’amministrazione è chiara: ottenere le risorse necessarie per rialzarsi, perché Caulonia merita di riavere il suo affaccio sul mare.
Guardare al futuro
L’assessore ai lavori pubblici Lorenzo Commisso sottolinea che le scelte tecniche, come l’uso del Pvc contro il sifonamento, sono pensate per durare decenni.
Gli fa eco il vicesindaco Giovanni Maiolo, convinto che non basti ripristinare il passato, ma serva una struttura capace di resistere ai cambiamenti climatici.
Anche l’assessore Antonella Ierace evidenzia il peso economico del disastro: senza lungomare, il turismo e le attività commerciali della Jonica rischiano il collasso. Chiedere questi fondi significa, in definitiva, ridare un futuro economico a tutta la popolazione.





























