Diversi episodi di presunta corruzione che si ritiene siano stati commessi nell’ambito della gestione degli appalti pubblici e nel rilascio di autorizzazioni. È quanto alla base dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Reggio Calabria che ha scosso stamani il palazzo del Comune della Città dello Stretto.

I coinvolti nell’indagine
Sotto la lente degli inquirenti sono finite così quattro persone: due pubblici ufficiali, dipendenti dell’ente e altrettanti imprenditori del posto, rispettivamente amministratori di due società che nell’ambito dell’indagine sono state interessate da provvedimenti di sequestro.
Alle prime ore del giorno sono entrati in azione gli uomini della Squadra Mobile della Questura cittadina che, coordinati dalla Procura, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare a carico dei quattro, indagati a vario titolo, appunto, per corruzione.
La misura più dura della custodia in carcere è scattata per Arturo Arcano (63 anni), funzionario tecnico ritenuto dagli inquirenti il fulcro del presunto meccanismo illecito, mentre sono stati posti ai domiciliari, con il divieto assoluto di comunicare con l’esterno, l’altro dipendente pubblico, Giancarlo Cutrupi (61), e gli imprenditori Demetrio Cama (51) e Antonio Ottaviano Scopelliti (27).
Le ipotesi degli inquirenti
Le indagini, a cui ha collaborato anche la Polizia municipale, si sono concentrate su una serie di anomalie amministrative: tra l’ottobre del 2022 e il settembre del 2025 la società di Cama ha ottenuto cinque affidamenti diretti pere gli inquirenti senza alcuna procedura di controllo, spaziando dai rifiuti alla manutenzione del lido comunale e dei cimiteri, fino alla discarica di Longhi Bovetto.
Gli investigatori sostengono che Arcano abbia accelerato i mandati di pagamento e aggirato i blocchi dell’Agenzia delle Entrate dovuti al fatto che l’azienda avesse dei debiti.
Il cinema Orchidea
Un secondo capitolo dell’indagine riguarda la riqualificazione dell’ex cinema Orchidea, un appalto da oltre due milioni di euro affidato ad una ditta riconducibile alla famiglia di Scopelliti.
Il funzionario del Comune si sospetta abbia passato delle soffiate agli imprenditori e sollecitato gli uffici per sbloccare gli stati di avanzamento dei lavori.
Le telecamere degli investigatori hanno ripreso, il 22 maggio del 2025, la consegna di circa duemila euro in contanti, poi pazientemente contati dal funzionario pubblico così come altre dazioni di denaro finite in mano degli impiegati pubblici.
Un altro filone dell’inchiesta tocca un architetto, F.V., per il quale il giudice delle indagini preliminari ha riconosciuto i gravi indizi pur non disponendo misure cautelari.
































