La tradizione, la memoria, l’identità sono valori che non si conservano sotto una campana di vetro; si studiano, si trasmettono e, se necessario, si reinventano. È così che con la sottoscrizione di un protocollo di intesa tra l’amministrazione comunale e l’istituto di istruzione superiore Palma – Green – Falcone Borsellino di Corigliano-Rossano entra ufficialmente nel vivo un percorso educativo e culturale che trasforma il costume arbëresh in materia viva di formazione, creatività e cittadinanza attiva, all’interno della visione del salotto diffuso di Vakarici.
È quanto fa sapere il sindaco Antonio Pomillo, che sottolinea come l’accordo con l’IIS Palma rappresenti un investimento strategico sul futuro dell’identità arbëresh, affidato ai giovani, alla scuola e alla capacità di costruire ponti tra memoria e contemporaneità.
Il protocollo nasce dall’incontro tra istituzione scolastica e comunità locale, con l’obiettivo di valorizzare la minoranza linguistica arbëreshë attraverso percorsi educativi, creativi e comunicativi. “Vaccarizzo Albanese – spiega la dirigente scolastica Cinzia D’Amico – custodisce un patrimonio immenso. Con i nostri studenti lavoreremo per rinnovare questa tradizione nel dettaglio, reinterpretando i costumi arbëresh in chiave moderna. Sarà un ponte tra passato e futuro, tra cultura storica e innovazione sartoriale”.
Tra i tanti tesori racchiusi nel perimetro del salotto diffuso c’è sicuramente anche il museo del costume arbëresh, tra i più rappresentativi del suo target, che diventa così luogo di studio attivo e non solo di conservazione. “Oggi – sottolinea il presidente del consiglio comunale e consigliere delegato alla cultura Francesco Godino – rendiamo possibile un’esperienza di formazione che permette alla nostra cultura di aprirsi e continuare a vivere, coinvolgendo ragazzi che arrivano da altri territori e che diventano parte di questa storia”.
Il progetto si inserisce nel solco della rassegna del Costume e della cultura arbëreshe, rafforzandone la dimensione formativa e progettuale.” L’abito arbëresh – evidenzia Roberto Cannizzaro, creative manager – è il simbolo più forte della nostra cultura e della nostra narrazione. I ragazzi lo interpreteranno con una nuova visione, mantenendo il rigore scientifico e il rispetto della tradizione, ma aggiungendo originalità e capacità di racconto. È così che la cultura si trasmette, senza copiare ma comprendendo e interpretando”.
Il percorso si sviluppa all’interno del salotto diffuso di Vakarici, inteso come spazio permanente di apprendimento, relazione e produzione culturale. Piazze, musei, archivi e memoria collettiva diventano parte di un’unica infrastruttura educativa, capace di formare competenze, rafforzare identità e generare partecipazione. “E questo protocollo – conclude Pomillo – ci dice che l’identità arbëresh non si eredita ma si costruisce con una grande responsabilità collettiva”.































