La città di Reggio Calabria e la sua area metropolitana hanno appena salutato la conclusione di Educational games, il programma promosso dal Csi Reggio Calabria in partnership con Unicri. L’iniziativa, nata dalla collaborazione con una vasta rete di scuole e realtà del terzo settore, ha trasformato il territorio in un grande laboratorio a cielo aperto. Durante una settimana intensa di incontri e attività, il progetto ha toccato luoghi segnati da fragilità sociali come San Luca, Gioia Tauro, Catona e Ortì, portando lo sport nei quartieri e fuori dagli spazi convenzionali in occasione della giornata internazionale dell’educazione.

Tra sport e diritti
Educational games non è stata una semplice rassegna, ma un’azione culturale volta ad affermare il gioco come diritto educativo e strumento di inclusione.
Tra i momenti più significativi si ricordano la presentazione del manifesto formativo del Csi, i laboratori per l’infanzia e l’educativa sportiva di strada nel quartiere Ciambra di Gioia Tauro.
Ogni attività ha puntato a rafforzare i legami di comunità, dimostrando come la pratica atletica possa diventare un volano per la rigenerazione sociale e la partecipazione attiva dei cittadini.
A Reggio tutta un’altra partita: una settimana di sport ed educazione con Educational Games
Legalità in campo
Un passaggio fondamentale del percorso è avvenuto a San Luca, dove è stata presentata la polisportiva parrocchiale Don Bosco all’interno di un bene confiscato.
Questo gesto concreto simboleggia come sport e legalità possano restituire speranza e opportunità alle nuove generazioni. Il contributo di Unicri ha inoltre conferito una dimensione internazionale all’iniziativa, legandola al tema Unesco 2026 dal titolo “The power of youth in co-creating education”, focalizzato sulla giustizia sociale e sulla costruzione della pace.

La visione futura
Il bilancio dell’esperienza nelle parole di Paolo Cicciù, presidente del Csi Reggio Calabria, evidenzia che lo sport è una vera infrastruttura sociale. “Con Educational games abbiamo dimostrato che lo sport può essere una vera infrastruttura educativa e sociale – dichiara Paolo Cicciù –. Non eventi spot, ma un processo che mette al centro bambini, ragazzi e comunità, trasformando i luoghi in presìdi educativi permanenti”.
Il programma si chiude lasciando una rete solida e un metodo per continuare a promuovere il cambiamento umano e urbano nei territori più difficili.




























