Il viaggio di avvicinamento alla quarantesima edizione del Festival Internazionale del Folklore e del Parco del Pollino, prevista dal 19 al 23 agosto prossimi, si arricchisce di un nuovo capitolo. La rassegna, organizzata dall’Associazione Culturale Estate Internazionale del Folklore sotto la direzione artistica di Antonio Notaro, fa tappa in Sudamerica. L’iniziativa rientra nel progetto Castrovillari Città Festival con il supporto del Gruppo Folklorico Città di Castrovillari e il patrocinio di enti locali come il Comune della Città del Pollino, il Parco Nazionale del Pollino, la Regione Calabria e la Provincia di Cosenza.

I custodi dell’arte nativa
A rappresentare le tradizioni peruviane sul palco calabrese sarà l’Associazione Culturale Cidan Mi Perú, ossia il Centro de Investigación y Difusión de Arte Nativo.
Nata nel 1985 e guidata dalla docente Anita Zapata Flores e dal maestro Martín Arauco Paredes, la struttura è riconosciuta come punto di cultura dal Ministero della Cultura del Perù.
Da oltre quarant’anni questa realtà promuove la tutela del patrimonio immateriale, portando in scena racconti e danze capaci di custodire la memoria dei popoli originari e trasmetterne l’eredità.
Un viaggio tra tre anime
Lo spettacolo offre un percorso tra le tre grandi anime culturali del Paese: la costa, la sierra e l’amazzonia. Danzatori e musicisti professionisti porteranno in scena abiti tradizionali e ritmi tipici tra le Ande, le foreste amazzoniche e le coste dell’Oceano Pacifico.
Negli ultimi anni il gruppo si è esibito in Europa, Asia e America, organizzando dal 2008 l’Incontro Mondiale del Folklore sotto il motto “Unendo i cuori del mondo”, un messaggio che esalta il dialogo e l’amicizia tra i popoli attraverso l’arte.

Un mosaico di culture
L’approdo della delegazione sudamericana consolida la dimensione internazionale della rassegna, inserendosi in un mosaico culturale ricco di storia e passione.
Il pubblico potrà lasciarsi affascinare dall’anima autentica di una civiltà antica, scoprendo come la musica e la danza riescano a raccontare l’identità di una comunità anche a migliaia di chilometri di distanza.
Ogni gruppo ospite trasforma la città calabrese in un luogo d’incontro, ascolto e pace, dove il mondo si riconosce nella bellezza e nel valore delle sue tradizioni popolari.




























