Il DDL Alfano, la “legge bavaglio“ e la regola non condivisa del ”tutti zitti”

in Attualitàprovincia di Calabria
00:00 00:00

Tutti zitti in un assordante silenzio. Eppure se chiedo in giro a qualche collega di spiegarmi con esattezza il disegno di legge Alfano, qualcuno alza gli occhi, scuote la testa, farfuglia qualche frase stereotipata letta, sentita e ritrita dai mezzi di informazione nazionali ma – stringi, stringi – non è che sia capace di dirmi esattamente cosa sia e come, nei fatti, ne “castri” la sua professione. Né tantomeno un Ordine professionale o un’associazione di categoria che si sia fatta avanti, finora, per spiegarmelo.

E’ vero, la proposta del Governo limiterebbe in qualche maniera la libertà di stampa: sanzionando pesantemente chi si permetta di pubblicare intercettazioni non propriamente attinenti a fatti giudiziari o, arbitrariamente, atti di un procedimento penale; invece di lasciare alla coscienza del singolo giornalista o all’editore la possibilità di scelta e di eventuale penitenza.

Scusate l’ignoranza di chi ha il coraggio d’ammetterlo, ma non so ancora e fino a che punto tutto ciò possa in qualche modo imbavagliarla completamente.

Dapprima non ero d’accordo a partecipare allo sciopero dei giornalisti: forse perché sono nato “bastian contrario“, forse perché non amo seguire la corrente ma risalirla.

La verità è che dopo molti anni di questo mestiere ho imparato a mie spese come la sbandierata libertà di stampa tutta made in Italy non è che poi esista fino in fondo e davvero, legge Alfano o meno. Basti solo pensare al fatto che in Italia non vi siano veri e propri editori cosiddetti “puri”: cioè che campino, imprenditorialmente, solo ed esclusivamente di questo. La maggior parte dei mezzi di comunicazione sono stati e continuano ad essere, dai più grandi ai più piccoli, di proprietà e sotto il controllo di gruppi aziendali o politici che tutt’altro hanno a che vedere con questo mestiere. Forse il web può ancora considerarsi una piccola isola felice: ma anche lì qualcosa si muove!

Quanto alle intercettazioni, poi, molto sarebbe da scrivere e poco lo spazio a noi concessoci prima di annoiarvi. Solo un considerazione, però: quanti colleghi e testate, in questi anni come in passato, hanno speculato sulle telefonate private e fatti “non penalmente rilevanti” di cittadini, per così dire di interesse pubblico? A volte a buona ragione, per carità! A volte solo per puro gossip se non addirittura per prestare la penna, da esecutori (in gergo li chiamiamo “marchettari“), a mandanti pseudo ignoti.

Credo – da laico, liberale e democratico – che i diritti non siano a senso unico e che quello alla privacy, alla dignità e alla difesa nelle aule di tribunali piuttosto che nelle gogne mediatiche spetti anche al peggiore dei malfattori. Un freno va dato, una regola va scritta, un metodo adottato: dove hanno fallito, perché hanno fallito, i principi deontologici di questa professione, un minino di criterio si deve pure affermare.

Allora, prima di dar fiato alle trombe e borbottare su qualsiasi proposta proviamo per una volta a fare proposte, a indicare soluzioni condivisibili.

Per farla breve, parteciperò lo stesso e con la nostra testata allo sciopero: non perché ne condivida tutte le ragioni ma esclusivamente perché sono convinto che – dopotutto – un diritto democratico non può essere regolamentato solo da un Governo, di destra o sinistra poco importa, senza che prima non vi sia stato un vero e proprio contraddittorio.

Arrivederci a sabato mattina… e come sempre senza bavagli!

Vincenzo Ruggiero
Direttore Responsabile Cn24

Etichette: legge bavaglio
CN24TV
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.