La nuova fase della Biennale dello Stretto si apre sotto la guida di Alfonso Femia, Annalisa Metta e Salima Naji, portando un respiro internazionale e un incrocio di competenze multidisciplinari.
Il programma di quest’anno si articola in modo diffuso tra le due sponde del mare, toccando luoghi di alto valore simbolico come il Forte batteria siacci a Campo calabro, il Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria e Villa genoese zerbi, oltre alle sedi universitarie e culturali di Messina. Questa rete di spazi riflette l’identità di un progetto che vuole attraversare territori e comunità diverse per costruire un dialogo comune.
Lo Stretto come baricentro del Mediterraneo
Durante la presentazione ufficiale al Marrc, le istituzioni hanno ribadito il valore strategico dell’iniziativa per l’intera area metropolitana. Il sindaco facente funzioni Domenico Battaglia ha descritto l’evento come un passaggio fondamentale per raccontare le trasformazioni in atto e per dare forma a una visione condivisa della città.
L’obiettivo è quello di valorizzare uno spazio geografico e culturale che esiste già nei fatti, ma che necessita di appuntamenti stabili e periodici per essere riconosciuto pienamente a livello istituzionale e sociale, coinvolgendo figure chiave come la professoressa Moraci e Mariangela Cama.
Un’area integrata tra Calabria e Sicilia
La Biennale rappresenta il naturale sviluppo di un’idea di comunità che unisce oltre un milione di abitanti tra le due province, superando la storica divisione data dal braccio di mare. Secondo la visione espressa dai promotori, Reggio Calabria e Messina non devono essere considerate periferie delle rispettive regioni, ma un’unica porta d’accesso verso il Mediterraneo.
Questo territorio si candida così a diventare un punto di riferimento per il confronto tra i paesi del Nord Africa e dell’Europa, trasformando lo Stretto in un luogo privilegiato di dibattito architettonico, urbanistico e culturale.




























