L’Osservatorio Sicurezza e Ambiente ha pubblicato la più recente e dettagliata analisi sugli infortuni mortali sul lavoro in Italia, indicando una tendenza preoccupante: la mortalità sul lavoro, infatti, è in leggero aumento negli ultimi anni. Il presidente dell’Osservatorio, Mauro Rossato, ha evidenziato che il tasso di decessi per milione di occupati è passato da 14,8 nel 2022 a 15,1 nel 2025. Questo dato segnala una situazione emergenziale stabile e allarmante per il Paese.
La mappatura regionale del rischio
L’indagine suddivide le regioni italiane in zone a rischio incidenza di mortalità sul lavoro. Tra quelle con rischio più alto, cosiddette zone rosse, figurano Trentino-Alto Adige (sempre in rosso negli ultimi 4 anni), seguito da Umbria, Sicilia, Abruzzo, Campania e Valle d’Aosta. Invece, Sardegna e Molise si distinguono come zone bianche, con tassi di mortalità significativamente più bassi.
Nell’anno corrente, le regioni in zona rossa, con incidenze superiori del 25% rispetto alla media nazionale, sono: Basilicata, Umbria, Trentino-Alto Adige, Sicilia, Puglia, Abruzzo e Campania. Seguono le zone arancioni, tra cui Calabria, Valle d’Aosta, Veneto, Liguria e Piemonte.
Per genere, nazionalità ed età
L’analisi rivela anche differenze significative per genere: gli uomini presentano un’incidenza di mortalità molto più alta rispetto alle donne (24,8 contro 2,1 nel 2025). Per quanto riguarda la nazionalità, gli infortuni mortali aumentano tra i lavoratori stranieri (da 24,0 a 29,8) mentre diminuiscono tra gli italiani. I dati sulle fasce d’età mostrano invece una situazione preoccupante per gli ultrasessantacinquenni, che registrano un’incidenza doppia rispetto alle fasce d’età più giovani.
Settori più colpiti e giorni critici
I settori più esposti agli infortuni mortali sono le attività manifatturiere, le costruzioni, la sanità, il commercio e i trasporti. Inoltre, i giorni più rischiosi sono generalmente il lunedì e il martedì, con una maggiore concentrazione di incidenti mortali.
Numeri complessivi e tendenze
Dal 2022 al 2025 si è registrato un aumento delle vittime totali, da 463 a 502 (+8,4%), mentre le denunce di infortunio, comprese quelle non mortali, sono diminuite del 21,8%. Questo dato evidenzia una complessità crescente del fenomeno.
Opinioni e riflessioni
Secondo il presidente Mauro Rossato, “è fondamentale considerare l’incidenza rispetto alla popolazione lavorativa e non solo i numeri assoluti delle vittime per capire la reale portata del problema. Questo approccio più realistico permette di indirizzare meglio le strategie di prevenzione e intervento, sia per le imprese che per le istituzioni”.
Inoltre sostiene che “le regioni a bassa popolazione lavorativa tendono a mostrare tassi di rischio più elevati, un dato spesso sottovalutato. La sicurezza sul lavoro richiede un approccio coordinato e continuo, con particolare attenzione alle categorie più vulnerabili come stranieri e anziani”.
In conclusione, il quadro delineato dall’Osservatorio
rimarca l’urgenza di una cultura della sicurezza che coinvolga imprese, lavoratori e istituzioni per ridurre drasticamente il numero di morti bianche in Italia, investendo su formazione, tecnologie e politiche efficaci.































