Mediobanca: le medie imprese calabresi crescono tra export e sfide globali

in Infrastruttureprovincia di Calabria
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Le medie imprese industriali della Calabria dimostrano una vivacità economica sorprendente nel panorama meridionale. È quando dimostra il report realizzato dall’Area Studi Mediobanca (QUI), dall’Unioncamere e dal Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, la regione conta complessivamente 14 realtà di taglia intermedia. Pur rappresentando lo 0,4% del totale nazionale, queste aziende generano un fatturato complessivo di 741 milioni di euro.

Il motore regionale

L’aspetto più rilevante riguarda la redditività: il fatturato medio per singola azienda si attesta a circa 52,9 milioni di euro, sostenuto da un Ebit Margin dell’11,8%, un valore nettamente superiore alla media italiana che si ferma al 7,9%.

Un dato, questo, che evidenzia l’efficienza gestionale e la capacità delle imprese locali di generare valore a livello territoriale, consolidando la propria stabilità economica interna.

Le province industriali

La distribuzione geografica delle medie imprese sul territorio calabrese mostra una forte concentrazione in alcune aree specifiche. La provincia di Reggio Calabria guida la classifica con un fatturato di 276 milioni di euro distribuito su quattro aziende, seguita a breve distanza da Vibo Valentia, che con lo stesso numero di realtà produttive totalizza 218 milioni.

Più distanziate si posizionano Catanzaro, con 145 milioni di euro prodotti da tre imprese, e Cosenza, che registra 69 milioni con due sole strutture. Chiude la graduatoria la provincia di Crotone, dove una singola media impresa genera un giro d’affari di 34 milioni di euro.

Questa mappatura evidenzia un tessuto industriale localizzato ma fortemente radicato, capace di contribuire in modo significativo all’economia dei singoli territori provinciali.

La spinta internazionale

Un elemento caratterizzante per le Mid-Cap calabresi è la spiccata apertura verso i mercati esteri, che smentisce i vecchi stereotipi sull’isolamento economico del meridione.

Il 36,1% del fatturato totale della regione è infatti destinato all’esportazione, per un controvalore economico pari a 268 milioni di euro.

Sebbene il dato si collochi leggermente al di sotto della media nazionale del 41,5%, la quota di vendite oltreconfine dimostra la forte competitività internazionale dei prodotti locali.

Parallelamente, questo sistema produttivo garantisce stabilità occupazionale sul territorio offrendo lavoro a 1.928 addetti, confermandosi come un pilastro fondamentale per l’economia e il benessere sociale della Calabria.

Il contesto nazionale

Le dinamiche calabresi si inseriscono in un quadro nazionale dove le medie imprese industriali si confermano uno dei pilastri più solidi del sistema produttivo.

A livello italiano, questo segmento produce il 16% del fatturato della manifattura, rappresentando il 15% del valore aggiunto e il 13% di export e occupazione.

Negli ultimi ventinove anni il comparto è cresciuto costantemente, con un incremento del fatturato complessivo del 178,3% e delle vendite oltreconfine del 290,7%.

Come sottolineato da Andrea Prete, Presidente di Unioncamere, “le medie imprese industriali italiane restano uno dei pilastri più solidi del nostro sistema produttivo, per capacità competitiva, presenza nelle filiere e apertura ai mercati esteri”.

Le incertezze future

Nonostante i risultati positivi, le prospettive future per il 2026 risentono fortemente dell’instabilità geopolitica globale e della volatilità dei costi.

Oltre 7 imprese su 10 temono che le tensioni internazionali possano ridurre i ricavi nei prossimi 12 mesi rispetto a uno scenario di stabilità.

In particolare, il 60% degli imprenditori prevede un incremento dei costi di approvvigionamento e il 32,3% teme una riduzione degli ordini dall’estero.

Anche la gestione delle materie prime critiche desta preoccupazione, poiché l’approvvigionamento complesso genera rincari sui prodotti finiti per il 67,1% delle aziende e ritardi nelle consegne per il 57,5%. Solo il 20% dei manager ritiene di possedere gli strumenti adatti a fronteggiare tale incertezza.

Il nodo del personale

Un altro ostacolo rilevante per lo sviluppo del settore è la difficoltà nel reperimento di personale qualificato, una problematica che interessa quasi il 90% delle aziende italiane. Le criticità maggiori riguardano la ricerca di figure tecniche e specialistiche e di profili operativi.

Per superare la carenza di manodopera, il 77% delle imprese ricorre a lavoratori stranieri. Al fine di attrarre i giovani under 35, le aziende puntano principalmente sul welfare aziendale, sui benefit e sulla formazione continua, cercando di valorizzare il capitale umano per sostenere i futuri incrementi di produttività legati all’introduzione di tecnologie avanzate.

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