La Federazione Usb ha indetto un presidio per mercoledì 7 gennaio alle ore 18 in Piazza Prefettura per denunciare l’aggressione degli Stati Uniti contro il Venezuela. L’intervento militare, giustificato con la retorica della lotta al narcotraffico e dell’esportazione della democrazia, viene interpretato come una strategia per il controllo delle risorse petrolifere e dei giacimenti strategici. Questa escalation si inserisce in una lunga storia di interferenze in America Latina, richiamando alla memoria l’invasione di Panama del 1989 e manifestando la volontà di schiacciare ogni tentativo di indipendenza nazionale.
Imperialismo e controllo delle risorse
L’analisi dell’organizzazione sindacale evidenzia come i metodi colonialisti applicati in Venezuela siano gli stessi già visti in Palestina, in Cile o in Afghanistan. La dottrina espansionista attribuita all’amministrazione di Donald Trump si basa sull’uso della forza e sul disprezzo del diritto internazionale, trasformando la democrazia in un esperimento imposto con la violenza. Il silenzio dei paesi europei viene additato come una forma di complicità che rafforza i progetti capitalistici americani volti allo sfruttamento dei territori e alla sottomissione dei governi locali.
Solidarietà di classe e mobilitazione
La Usb ribadisce che non può esistere una reale liberazione sotto l’occupazione militare e che la difesa del popolo venezuelano è intrinsecamente legata alla lotta globale contro il capitalismo. Viene denunciata l’ipocrisia degli Usa, capaci di proteggere regimi legati al narcotraffico, come quello dell’ex presidente Juan Orlando Hernández, quando funzionali ai propri interessi, per poi utilizzare le stesse accuse contro i governi non allineati. Per contrastare questa fase di aggressione, la cittadinanza e i movimenti popolari sono chiamati alla mobilitazione di massa.
Appuntamenti della lotta
Oltre al presidio cittadino di mercoledì, la USB ha annunciato una replica della mobilitazione in tutte le città del paese per il prossimo 10 gennaio. L’obiettivo è costruire una risposta dal basso che sfidi la logica della guerra e promuova una solidarietà attiva contro le invasioni di ieri e di oggi, opponendosi ai governi definiti servili rispetto alle direttive degli sceriffi yankee.




























