La Spagna ha consegnato alle autorità italiane Domenico Paviglianiti (65 anni), ritenuto un elemento di vertice della ‘Ndrangheta reggina, con ramificazioni nel Nord Italia e all’estero. Sul suo capo pendeva un Mandato di Arresto Europeo scaturito da un ordine di esecuzione della Procura di Bologna, per un cumulo di pene superiore ai 19 anni di carcere legato ai reati di associazione mafiosa, omicidio e armi. Il latitante era stato catturato il 26 giugno scorso in un’operazione congiunta della Policía Nacional iberica e del Gico della Guardia di Finanza.

‘Ndrangheta. Catturato in Spagna Don Mico, il ‘boss dei boss’ preso al ristorante
Il trasferimento a Fiumicino
La scorta del rimpatriato è stata curata dall’Unità I-Can del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, affiancata dai militari delle fiamme gialle reggine.
L’ex ricercato è stato preso in consegna all’aeroporto di Madrid-Barajas per poi esser trasferito a Roma Fiumicino, dove ad attenderlo c’erano i finanzieri e lo Scico.
Dopo il fotosegnalamento e la notifica degli atti effettuati dalla Polizia di Frontiera Aerea, è stato condotto dalla Polizia Penitenziaria nella Casa Circondariale locale, per scontare la pena.

Le indagini e l’arresto
Irreperibile dal 2022, Paviglianiti, detto Don Mico, è stato individuato grazie alla collaborazione tra le fiamme gialle e la Udyco Central, divisione spagnola specializzata contro il narcotraffico e il crimine organizzato.
Un ruolo decisivo è stato svolto dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale, dalla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, dal Comando Generale della Guardia di Finanza e dall’Ufficiale di Collegamento della Policía Nacional presso l’Ambasciata del Regno di Spagna a Roma.
L’arresto è scattato monitorando i contatti vicini al latitante, rintracciato infine nella località di Soria, a circa 200 chilometri da Madrid, all’uscita da un ristorante.

La storia criminale
La figura di Don Mico si colloca all’interno della cosiddetta seconda guerra di mafia reggina combattuta tra il 1985 e il 1991, dove avrebbe rivestito un ruolo di primo piano schierato a sostegno della cosca De Stefano contro il gruppo Condello, in uno scontro insanguinato da numerosi omicidi.
Negli anni l’uomo ha collezionato diversi provvedimenti restrittivi e condanne definitive per reati di estrema gravità che comprendono, oltre all’associazione mafiosa e all’omicidio, anche il traffico internazionale di stupefacenti.




























