Giuseppe “facciazza”, Gioacchino e Antonio Piromalli: 80 anni il primo, 91 il secondo e 89 il terzo (rispettivamente classe 1945, 1934 e 1939). Nonostante la loro veneranda età erano loro, ancora, a comandare sull’omonimo influente clan di ‘ndrangheta egemone nel reggino dirigendolo tanto operativamente che strategicamente.

Il ruolo de “Lo sfregiato”
È quanto ipotizza la Dda che stamani, con l’operazione “Res Tauro”, ha ottenuto le manette, e quindi il carcere, per ventisei persone accusate di far parte della potente cosca gioiese (QUI).
Gli inquirenti, però, riconoscono a “Facciazza” (anche detto “Lo sfregiato”) una posizione di preminenza. Si ipotizza infatti che scontati oltre due decenni al 41 bis, non avrebbe perso tempo ed esattamente all’indomani della sua scarcerazione, avvenuta il 10 maggio del 2021 (QUI), avrebbe ripreso le redini della cosca.

Di nuovo in sella
Una volta tornato sul “trono”, avrebbe ridefinito ruoli e compiti degli associati, riaffermato il potere del clan sul territorio attraverso una costante pressione estorsiva ad imprenditori e commercianti, o alterando aste giudiziarie inquinandone le procedure di vendita, così da assicurarsi beni che interessavano alla ‘ndrina o di rimpossessarsi di quelli già confiscati; oppure, di ricevere denaro e altre utilità da terzi intenzionati ad aggiudicarsi la procedura.
Il reinvestimento
I beni acquisiti, poi, attraverso delle articolate operazioni, sarebbero stati intestati a terzi compiacenti così da scansare eventuali misure di prevenzione patrimoniale.
Sempre secondo la Dda, gli ingenti profitti ottenuti quasi esclusivamente in contante, sarebbero stati reinvestiti in attività imprenditoriali riconducibili sempre alla cosca, attraverso un sistema di riciclaggio e autoriciclaggio connesso principalmente ai servizi forniti alle aziende agricole locali.
Il sequestro di beni
Contestualmente agli arresti i carabinieri hanno sequestrato anche sei immobili, sedici terreni, tre imprese individuali e due agricole per un valore stimato di circa 3 milioni di euro, e ritenuti riconducibili a soggetti appartenenti al clan.
Parallelamente sono scattati altri due sequestri su beni mobili, immobili e rapporti bancari per oltre 4 milioni, nei confronti di Giuseppe Piromalli e di quello che è considerato il braccio destro, Antonio Zito.
L’operazione e i reati
L’operazione è stata eseguita dai carabinieri del Ros, il Raggruppamento Operativo Speciale, con il supporto dei colleghi Comandi Provinciali di Reggio Calabria, Benevento, Lecce, Milano, Nuoro, Palermo, Santa Maria Capua Vetere e Ventimiglia.
La misura cautelare è stata emessa dal Tribunale del capoluogo dello Stretto, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.
I reati contestati sono a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione, riciclaggio, autoriciclaggio, detenzione illegale di armi e munizioni, turbata libertà degli incanti, favoreggiamento personale, trasferimento fraudolento di valori, aggravati dal metodo mafioso.






























