La nuova schiavitù: spremuti per 3 euro l’ora, il cibo lo imploravano. 20 arresti

in Cronacaprovincia di Cosenza
play-sharp-fill
00:00 00:00

Una complessa indagine della Dda di Catanzaro ha portato alla luce una fitta rete criminale attiva nella Piana di Sibari dove i Carabinieri per la Tutela del Lavoro, hanno eseguito un decreto di fermo nei confronti di venti persone di diversa nazionalità (18 pakistani, un indiano ed un cittadino del Bangladesh). L’inchiesta è scattata nel 2020 dopo una singolare denuncia di ritorsione presentata da due caporali, oggi indagati, che accusavano tre  migranti africani di averti tagiato i penumatici dell’auto. La reazione dei tre lavoratori ha però spezzato il silenzio: i giovani si sono presentati agli investigatori raccontando invece di un incubo fatto di minacce, stipendi mai pagati e contratti fantasma. Le loro dichiarazioni, ritenute subito genuine, hanno così spalancato le porte a un’indagine capillare.

Braccianti sfruttati nei campi di Cassano e della Sibaritide, undici indagati

Nella morsa del monopolio

Le verifiche avrebbero svelato l’esistenza di un primo gruppo criminale formato da 14 pakistani, capace di imporre un controllo totale sulla manodopera agricola.

Le vittime, reclutate facendo leva sulla loro indigenza e sulla mancata conoscenza della lingua, venivano stipate in alloggi fatiscenti nel centro storico e costrette a pagare affitti esosi. Anche in venti in case senza corrente, gas e nemmeno riscaldamento.

I trasferimenti verso i campi avvenivano su mezzi sovraccarichi, persino nei bagagliai, addebitando ai braccianti ulteriori spese di trasporto.

Sotto la costante sorveglianza dei capi squadra, i lavoratori affrontavano turni di 8 o 10 ore senza pause né garanzie, ricevendo paghe da fame comprese tra 2,70 e 3 euro all’ora. Per evitare fughe o proteste, l’organizzazione avrebbe addirittura trattenuto parte delle paghe e minacciato continue ritorsioni.

Le violenze nei campi

Tra gli aspetti più odiosi emersi figura una precisa discriminazione salariale su base etnica. I braccianti sub-sahariani venivano puniti con le paghe più basse, dai 23 ai 27 euro al giorno, mentre ai pakistani e afghani venivano riservati tra i 30 e i 35 euro.

Il tutto avrebbe corrisposto ad una precisa strategia. Sui propri connazionali, infatti, l’organizzazione avrebbe fatto leva sul forte vincolo etnico, territoriale e religioso di appartenenza, premiandone la “sottomissione fedele” coiu compensi marginalmente superiori, al fine di blindare l’omertà e prevenire qualsiasi forma di collaborazione con le autorità statali. Al contrario, nei confronti dei braccianti africani, considerati “inaffidabili” e privi di tale legame culturale, veniva esercitata una sopraffazione pura e asfissiante.

Un vero e proprio ricatto condotto sulla pelle dei più deboli, costretti talvolta a implorare “10 euro per poter acquistare cibo e sopravvivere”.

A complicare il quadro è spuntato anche il ruolo della ‘ndrangheta: alcune aziende agricole sarebbero state gestite direttamente per conto dei clan locali e le proteste per le condizioni disumane sarebbero messe a tacere con esplicite minacce di morte.

Il business dei decreti flussi

Una seconda associazione criminale, guidata da italiani con la complicità di commercialisti e operatori di Caf e Patronati in Calabria e Basilicata, avrebbe invece gestito il traffico di migranti.

Sfruttando i Decreti Flussi e il Decreto Rilancio, il gruppo avrebbe inoltrato migliaia di domande fittizie per ditte agricole fantasma. Per ogni pratica illecita sarebbero chiesti ai migranti tra i 6.500 e i 10.000 euro.

Un affare milionario, definito dagli stessi indagati come la “gallina dalle uova d’oro”. Una volta arrivati in Italia, i lavoratori finivano inevitabilmente nella rete del caporalato per saldare i debiti contratti.

La protezione e la giustizia

L’operazione si è avvalsa del prezioso contributo dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e della Comunità Progetto Sud per sottrarre le vittime ai loro aguzzini e offrir loro protezione e accoglienza.

I fermati si trovano ora in carcere, mentre sono stati sequestrati i libri neri della contabilità e vario materiale informatico.

CN24TV
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.