Un’articolata operazione di polizia economico finanziaria ha squarciato il velo su una presunta associazione per delinquere dedita alla distrazione di ingenti risorse pubbliche. Il Nucleo di polizia economico finanziaria di Biella, supportato dai reparti del Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Basilicata e anche della Calabria, ha eseguito così un imponente sequestro preventivo per quasi due milioni di euro.
Il blitz nazionale
Il provvedimento, emesso dal Gip del Tribunale del capoluogo piemontese, su richiesta dell’ufficio di Torino della Procura Europea, coinvolge dodici persone ritenute responsabili di truffa aggravata ai danni dell’Unione Europea e dello Stato, oltre che di false comunicazioni sociali.
L’indagine, denominata Nuovi orizzonti, colpisce al cuore un sistema capillare che sarebbe stato capace di drenare fondi destinati alla crescita del tessuto imprenditoriale italiano.
L’intervento delle Fiamme gialle ha interessato numerose località, da Torino a Tropea, passando per Monza, Brescia, Verona e Prato. Setacciati uffici e abitazioni, bloccati saldi di svariati conti correnti e apposti i sigilli a beni di lusso che testimoniano l’entità del giro d’affari illecito.
Tra questi tre unità immobiliari di pregio, tra cui una villa signorile e una villetta, ubicate tra Verona, Potenza e Vibo Valentia, dal valore stimato di 340mila.
Non mancano i motori di alta gamma: una Maserati e una Land Rover, valutate quasi 200mila euro, finite sotto sequestro insieme alle quote di tre società attive tra la Lombardia e il Veneto.

L’inganno dei bilanci
Tutto è partito oltre un anno fa, quando un controllo mirato nei confronti di una società biellese ha rivelato delle anomalie nella percezione di un finanziamento legato al Pnrr. Da quel primo tassello, le indagini – coordinate dall’Eppo – hanno ricostruito l’operatività del gruppo, ramificato in tutta Italia.
Il meccanismo fraudolento era basato sulla creazione di bilanci aziendali “confezionati su misura”, in cui venivano riportati fatturati fittizi per milioni di euro.
Questa falsa solidità finanziaria serviva a simulare il possesso dei requisiti necessari per accedere alle provvidenze pubbliche. In particolare, il gruppo sarebbe riuscito a ottenere circa 900 mila euro da Simest Spa per lo sviluppo del commercio elettronico all’estero e oltre un milione di euro dal Fondo centrale di garanzia gestito da Mediocredito centrale.
Fondamentale per la riuscita dell’operazione è stata la collaborazione della stessa Simest Spa, che ha fornito dati essenziali per evitare che le truffe potessero compromettere i target previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.
































